Ricorre oggi l’anniversario della scomparsa di Mario Magnotta (Pieve di Teco, 14 ottobre 1942 – L’Aquila, 4 gennaio 2009), una figura oggi in parte dimenticata ma seminale nella nascita dell’immaginario collettivo della cultura memetica italiana.

Magnotta era un bidello in un istituto tecnico, il commerciale “Rendina” dell’Aquila ed era divenuto vittima di alcuni scherzi telefonici ovviamente da condannare sotto un profilo etico, ma innegabilmente particolarmente riusciti e dimostranti, nella perversa malvagità degli adolescenti, un guizzo di genuina creatività, fors’anche ahimé dei tratti di genio.

Fin qui, nulla di speciale: una tradizione scolastica in più sensi, che affonda le sue radici nelle origini della nostra letteratura. Il Calandrino del Boccaccio non è un bidello, d’accordo, ma uno sciocco borghese qualunque nella Firenze del ‘300; ma gli scherzoni che gli combinano gli scioperati artistoidi Bruno e Buffalmacco potrebbero essere negli annali segreti di varie scuole (il secondo, un reale pittore dell’epoca, potrebbe essere paradossalmente il padre occulto di Topolino, come scrissi su Nerdcore): gli fanno credere di trovare una pietra magica che rende invisibili, di essere divenuto incinto, lo spacciano per mentitore facendogli fallire una ordalia sacra – l’ostia che deve ingurgitare è imbastita di materiali immangiabili.

E se ci spostiamo negli anni ’80, due moderni Bruno e Buffalmacco come Colasanti e Zanardi ne combinano di ben peggiori ai danni del bidello spione di “Giallo scolastico”: Zanardi ne seduce la figlia e minaccia di renderlo nonno prima del tempo (e gli va ancora bene, perché Zanardi – maschera fantastica del fumetto italiano – lascia una scia di morti nei suoi scherzi criminali ben oltre i limiti perfino della goliardia medioevale).

Ma torniamo al Magnotta: il primo scherzo epico è quello della Lavatrice, dove due scapestrati studenti gli fanno credere – con supercazzole degne della miglior commedia dell’arte – di aver dei terribili problemi legali sul suo elettrodomestico per via di oscure clausole e cavilli. Siamo nel 1987, e a questo ne seguirono molti altri: subito gli scherzi rimasero confinati a un ambito locale e sotterraneo, ma poi iniziarono a circolare in audiocassetta, sopravvivendo quanto bastava per raggiungere la nascita dell’internet italiano, nei primi anni ’90.

Con l’arrivo di internet il fenomeno Magnotta esplode, trasformandolo in un vero e proprio “case study” sulla fama estemporanea e vertiginosa garantita dalla rete. Ben prima che la parola “viralità” venga pronunciata dal primo esperto di marketing. Nel sito internet che ne ricorda la figura, esso stesso un pezzo d’antiquariato dell’internet com’era, si trovano foto di lui da giovane, strette di mano con ragazzi giunti in pellegrinaggio e in generale un sentimento di affetto per l’uomo che prima di Germano Mosconi ha insegnato a bestemmiare a un sacco di ragazzi che si tenevano la pancia dal ridere.

Se devo azzardare un’ipotesi sul successo del Magnotta negli anni 2000, oltre al web 2.0, all’ADSL, a Youtube (nato nel 2005), che favoriscono l’esplosione della presenza online, c’è forse alla base di tutto anche la sua esclamazione più famosa: “M’iscrivo ai terroristi!” come minaccia definitiva contro i nemici che tramano nell’ombra. Sono gli anni, naturalmente, successivi all’11 settembre 2001, con la Infinite Justice del giovane Bush, le guerre in Afghanistan e in Iraq, la Rabbia e l’Orgoglio della Fallaci sbandierate in prima pagina, Berlusconi che rinasce grazie all’iniezione di un riscoperto occidentalismo. Al Quaeda e il barbone di Obama Bin Laden dominano l’immaginario, e la minaccia terroristica funziona sempre.

Magnotta pensava probabilmente alle ultime propaggini delle BR storiche, ma credo che i suoi fan fossero affascinati da un bidello che fa regolare domanda ad Al-Qaeda con lo scopo di risolvere con le spiccie il problema della lavatrice.

Non a caso Magnotta entra anche nell’arte (oltre a molte citazioni minori) in una non spregevole canzone di Simone Cristicchi, “L’Italia di Piero”, furbesca ma azzeccata fotografia di quella nuova italietta a fine ventennio berlusconiano. “Piero”, simbolo di un ambiguo italiano opportunista mai passato di moda, “s’iscrive ai terroristi come fa il Magnotta” se non si fa come vuole lui. Un verso forse non immortale, per carità, ma che esprime bene una violenza verbale che si stempera sempre in un piatto di pasta, in un inconcludente volemose bene appena messa al sicuro la lavatrice in questione.

 

Non manca neppure la consacrazione con un fumetto, come si confà a ogni eroe postmoderno.

Magnotta, che ottenne un’effimera fama dagli scherzi, si riconciliò infine con i suoi persecutori e, dopo la sua scomparsa nel 2009, il fenomeno accennò a scemare, pur mantenendosi almeno sporadicamente nella celebre minaccia “M’iscrivo ai terroristi” citata qua e là ironicamente nelle conversazioni. Per quanto oggi quasi dimenticato, è in un certo modo uno dei fondamenti della nostra cultura internettiana, e perciò ci è piaciuto ricordarlo.

Scritto da Lorenzo Barberis

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  1. […] protagonista più sfuggente di uno dei meme più noti in assoluto. Se l’identità di diversi meme molto popolari non solo è stata rivelata negli anni ma ha dato modo ai protagonisti di sfruttare […]

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