La voce di Dolores O’Riordan è entrata nella mia vita nel ’94, avevo 13 anni. Ovviamente con Zombie, assorbita da Videomusic, o Tmc 2, non penso si chiamasse già MTV. Ma chi sono questi? Ma che dice il pezzo? Ma cosa è un Cranberrie? Boh però il pezzo mi piace, speriamo lo passino ancora.

Te li ricordi i tuoi tredici anni? Io per fortuna quasi per niente, ma quella voce arrivò subito dove c’era bisogno, in quella fase in cui stai gettando un ponte fra il bambino che era il coglione che sarai negli anni successivi. Quella voce strana, fatta di modulazioni e acuti, di carezze e graffi fu la tua adolescenza. Perché dopo Zombie scopristi Ode to my family, Linger, No need to argue, scopristi che nei Cranberries c’era tutto ciò di cui avevi bisogno, l’urlo, la dolcezza, la rabbia e la tristezza.

Tutto compresso nei CD che mi portavo sempre dietro come un medikit, una zattera emotiva che mi separava da un mondo che non capivo, in cui non mi inserivo se non per finta, chiuso come ero nelle mie cose che erano così distanti da ciò che gli altri facevano, e che avevano senso solo per me. Questo non vuol dire che fossi una persona che viveva una brutta vita, semplicemente ero lontano da tutto ciò che costruiva un senso in quel periodo e quindi me ne ero costruito un altro tutto mio, in cui i Cranberries erano il filo che teneva tutto assieme.

Avevo tutto e avevo niente, come ogni adolescente.

D’you see me, d’you see?

Do you like me, do you like me standing there?

D’you notice, d’you know?

Do you see me, do you see me?

Does anyone care?

Ovviamente mi innamorai di Dolores, non poteva essere altrimenti, quella voce, quel viso affilato, quegli occhi duri ma così pieni. Una ragazzina fragile che diventa una furia, una banshee, una trascinatrice, ovvero tutto ciò che non sarò mai. Non avevo speranza. Per colpa sua per anni cercai una ragazza coi capelli corti, non sapendo che sarei stato solo per molto tempo.

I Cranberries diventarono il mio filtro segreto col mondo, il mio Xanax, il sacchetto in cui respirare. Non ho mai avuto un affetto particolare per nessun gruppo, ma loro mi entrarono nel cuore senza un motivo sensato, se non che doveva andare così. Ovviamente non lo dicevo troppo in giro. Già mi piacevano i videogiochi, già amavo fumetti e leggevo troppi libri, già ero goffo, miope e sovrappeso, ci mancava solo la passione per una band irlandese che cantava di amore, famiglia e sofferenza.

Madonna che inferno, ma come ne siamo usciti? Perché ne siamo usciti vero?

Ora sei morta Dolores, così, senza che fossi pronto, anche se ci eravamo separati da tempo e ti ascoltavo solo ogni tanto, quando me ne ricordavo. Ma in fondo oggi vivo molta meno musica di quando ero ragazzo, non c’è più la televisione fissa su MTV, non c’è più “quale CD mi compro”, non c’è più quel modo di vivere tutto più intensamente di quando non puoi neppure votare.

Però ricordo ancora che comprai il CD interattivo dei Cranberries, quella porcheria, se non è amore questo.

Ora sei morta e avevi solo dieci anni più di me, se non è orrore questo. Un orrore tutto personale che ti ricorda di nuovo il fatto che sì, prima o poi succederà.

Dicono che l’odore sia il più spietato dei sensi quando si tratta di memoria, insieme al gusto, ma anche il sonoro non scherza. Ieri ho risentito la tua voce per un pomeriggio intero e sono tornato a quando ascoltavo No Need to argue con le cuffie grandi e spugnose, facendo finta di studiare nella sala riunioni della ditta di mio padre, mentre invece leggevo i fumetti di Alien.

E ora tu sei morta, l’azienda è sparita, lui è sparito e di Alien hanno fatto Covenant, che forse era meglio la morte.

Forse la mia generazione deve imparare a vivere meglio nel presente, che i ricordi iniziano a pesare troppo nello zaino.

Scritto da Lorenzo Fantoni

Giornalista esperto in tecnologia e cultura pop, vive per dimostrare quanto Godzilla, Fantozzi e Dungeon & Dragons siano importanti per la tua vita

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