Il 30 novembre 2018, alla veneranda età di 94 anni, ci ha lasciati George Bush senior, figura indubbiamente interessante della storia americana, ben oltre al suo comunque fondamentale mandato presidenziale. L’importanza di Bush nell’immaginario collettivo si collega anche alla sua centralità nelle fantasie dei complottisti, che gli attribuirono (un tempo forse più che oggi: anche i miti moderni si aggiornano) una centralità assoluta in tutte le trame nere a livello mondiale. Personalmente non credo nemmeno a una di queste, almeno intese come cospirazioni organizzate, stratificate, complesse: ma sono indubbiamente interessanti come sintomo del funzionamento dell’immaginario collettivo.

Nato nel 1924, figlio di Prescott Bush, partecipa alla guerra mondiale dopo l’ingresso nel conflitto degli USA all’indomani dell’attacco a sorpresa di Pearl Harbor. Per i complottisti anche questo è a suo modo un auto-attentato: il presidente non avrebbe allertato la flotta per usare lo sdegno per spronare alla guerra contro il Giappone. Non una grande astuzia tattica, forse: ma la tesi è così famosa che la cita anche Frank Miller nel suo celebre Cavaliere Oscuro (1986), mettendola in bocca a un perplesso commissario Gordon che non sa più di chi fidarsi. Probabilmente è anche l’ultimo complotto americano che non venga ricondotto a Bush.

Dal 1945 al 1948 infatti Bush riprende gli studi a Yale, e qui entra nei famigerati Skull And Bones, potente confraternita universitaria fondata nel 1832 dal padre del futuro presidente USA Taft, da sempre fucina di una parte della classe dirigente del paese. In effetti, le confraternite in USA hanno la funzione di legare con reciproco vantaggio, fin da giovani, la créme de la créme dell’alta società. I “teschi ed ossa”, che si trovano in una location chiamata La Tomba, hanno in effetti un surplus di esoterico nel nome che, a un orecchio attento, richiama i riti massonici di morte e rinascita rituale più che i pirati della Tortuga. Anche il numero simbolico “322” ci mette del suo: l’anno avanti Cristo in cui muore Demostene, massimo oratore dell’antica democrazia ateniese di cui gli USA si sentono – con la consueta modestia americana – gli eredi moderni? Oppure, dato che l’ordine nasce da una scissione, ’32-2, ovvero “seconda confraternita” nata nel ’32?

Ad ogni modo, nel caso di Bush c’è una connessione curiosa con la storia dell’ordine: il padre, Prescott Bush, che ne aveva a sua volta fatto parte, avrebbe sottratto nel 1918 il teschio del capo Apache Geronimo, morto nel 1909, che sarebbe stato poi usato nei rituali degli Skull, i quali hanno sempre amato sottrarre cimeli preziosi, come sarebbe provato dalla foto sotto. Naturalmente c’è un che di (mal)sana goliardia in tutto questo, più che esoterismo; però il fatto che il teschio su cui si fonda una parte dell’élite wasp (White-Anglo-Saxon-Protestant) sia quello del massimo capo indiano sconfitto è carino a livello simbolico.

Dopo la laurea, Bush fonda una sua società petrolifera (1951) che lo porta ad arricchirsi, mentre il padre Prescott diviene senatore (1952-1963). Il (primo) passaggio di testimone tra padre e figlio Bush in politica avviene proprio nell’anno 1963, in cui Lee Oswald uccide il presidente democratico John Fitzgerald Kennedy, prima di essere a sua volta assassinato da Jack Ruby, portandosi così tutti i suoi segreti nella tomba. Bush scende infatti in campo per la prima volta l’anno seguente, nel 1964: ma la prima volta manca l’elezione.

Qui inizia la prima parte della coincidenza più curiosa, per quanto ovviamente nulla sia provabile e, quindi, non sia altro che questo. Oswald frequentava una figura indubbiamente complessa e interessante come George de Mohrenschildt, geologo petrolifero americano di origine russa, che per la sua frequente attività in territorio comunista, dal 1957 in poi, era stato spesso sentito dalla CIA. Una figura che tornerà, curiosamente, nella storia di Bush, come vedremo.

Intanto, Bush fa il suo primo mandato al Senato (1966-1970): nel 1968 è salito al potere Nixon, che apprezza il giovane Bush e nel 1970-1973 lo invia come ambasciatore alle Nazioni Unite. Intanto esplode il Watergate (1972-74): Nixon è accusato – con fondamento – di spiare i giornalisti tramite microspie inserite nelle loro camere nell’albergo omonimo, costringendo il potentissimo repubblicano a dimettersi prima di subire l’onta di un Impeachement di successo. Bush – ormai uomo di fiducia del Partito Repubblicano – diviene il presidente del partito nel pieno della bufera (1974-1976). Nixon (e il suo potentissimo segretario di stato Kissinger) erano probabilmente l’incarnazione ideale del politico intrigante nelle fantasie dei complottisti (“No X in Nixon”, non votate Nixon, recitava un bel palindromo radical), prima che Bush li soppiantasse nell’immaginario. Infatti Bush continua la sua importanza fino ad oggi, mentre Nixon rimane importante solo nell’immaginario.

Tra l’altro, un nuovo prestigioso incarico arriva nel 1976-77, dove Bush diviene Direttore della CIA. E qui ritroviamo il buon Mohrenschildt, di cui parlavamo prima: divenuto amico di famiglia per il comune interesse nel settore petrolifero, scrive al nuovo Direttore perché gli sembra che la CIA stia inviando uomini a spiarlo, e il Direttore Bush lo rassicura che nessuno ce l’ha con lui, ovviamente.

Nel 1977 Mohrenschildt, ahimé, si suicida, e si porta nella tomba ogni eventuale conoscenza sui casi Kennedy (anche Robert è intanto morto assassinato, nel 1968: le velleità dei “moderni fratelli Gracchi” di modificare la politica USA si sono arenate nella violenza diffusa di tale società). Devo specificare che i complottisti non credono al suicidio?

In ogni caso, per Bush arriva finalmente la promozione alla serie A, dopo tanti incarichi prestigiosi ma comunque di (relativo) secondo livello: candidato alle primarie repubblicane (1979), le perde dietro Reagan, ma viene recuperato come candidato vicepresidente, carica che ricoprirà (1980-88) al seguito di Ronnie. Rispettando i ruoli, resta dietro le quinte, ma indubbiamente collabora a questi anni indispensabili per dare la spallata finale all’URSS con una complessa partita sullo scacchiere mondiale.

Presidente nel 1988-1992, la sua azione geopolitica è centrale: se il crollo del comunismo è almeno formalmente intestato a Reagan, è sicuramente lui a gestire la transizione, con l’URSS che si disgrega e l’apertura del nuovo fronte in Medio Oriente con la guerra a Saddam Hussein, creando un “Nuovo Ordine Mondiale”. Sì, perché ovviamente è questa la terminologia che Bush adotta dopo il 1989 (e già il termine iniziava a circolare prima, in seguito alla crescente distensione con l’URSS di Gorbaciov). Del resto, il termine era stato ripreso, in tempi moderni, dal presidente (democratico) Woodrow Wilson alla Pace di Parigi del 1919, settant’anni prima, chiudendo la prima guerra mondiale: Roosevelt l’aveva ripresa per il suo New Deal, dopo la crisi del 1929, e sul dollaro del ’33 appare infatti evocato il “Novo Ordo Saeclorum” (insieme a simboli obiettivamente massonici come la Piramide sormontata dall’Occhio onniveggente). Un espressione che Virgilio, nella famosa IV Ecloga, associa all’inizio del regno di Augusto: più che un complotto, c’è la solita smania americana di porsi come “Quarta Roma” dopo l’originale, Bisanzio e gli Czar.

In fondo, un “ordine mondiale” (anche solo nel senso descrittivo di certi rapporti di forza) ci dev’essere, se non c’è il caos, e dopo una svolta come l’89 ha senso parlare di “nuovo ordine”. Mal incolse a Bush senior di aver usato quest’espressione anche l’11 settembre 1990: una data poco significativa all’epoca, ma che 11 anni dopo sarebbe sembrata fatale. In quel 1990 in cui Bush cementa la fine del comunismo, Time lo omaggia come uomo dell’anno nel 1990, ma con una inedita e inquietante “doppia cover” che irritò molto il presidente. Certo, per Time serve a indicarne la doppiezza nel giudizio, ma il presidente appare in una luce in effetti mostruosa.

Dopo gli otto anni di “Billary” Clinton, Bush ha la soddisfazione di vedere il figlio George W ricoprire il suo scranno per due mandati (2001-2009). Otto anni che, però, iniziano proprio con l’attentato alle Torri Gemelle di New York, quell’11 settembre subito letto dai complottisti come un auto-attentato per rilanciare il NWO. Si sprecano i rimandi simbolici, arditi e cervellotici, alle due torri come doppia colonna massonica o evocazione simbolica dell’11, e si rievoca anche, appunto, il 9/11 del 1990 e le suddette dichiarazioni di Bush padre. Il figlio infatti – giudicato anche dalla storiografia seria un mediocre presidente – viene visto spesso come una pedina nelle mani del padre e di vecchie volpi repubblicane come Dick Cheney. Alla seconda campagna elettorale, vinta di nuovo da Bush figlio, tornano anche in voga gli Skull And Bones, perché quell’anno monopolizzano la sfida presidenziale: sia il democratico Kerry, sia il repubblicano Bush jr. sono ex-membri dell’ordine (che, però, affratella a vita: “yours in 322”). L’ideale per i complottisti, per cui la democrazia è solo apparente, e i rappresentanti dei due opposti partiti sono affratellati in un comune ordine segreto (come in effetti davvero teorizzavano Licio Gelli e soci per l’Italia, nel loro “Piano di Rinascita Democratica”, tramite la Loggia Massonica Propaganda 2 di cui Gelli era Venerabile Maestro).

Dopo il doppio mandato democratico di Obama (2009-2016), Bush senior vedrebbe bene l’avanzata di Jeb Bush, l’altro figlio: ma viene stoppato dalla discesa in campo travolgente di Donald Trump, per questo detestato dal vecchio patriarca. Non è più il tempo di raffinati complotti elitari: o meglio, se mai esistono, questi vanno mascherati dietro l’apparente stolidità di un lessico elementare, buono per farne un meme su internet da parte di detrattori e sostenitori. Bush, omaggiato da amici ed avversari come i Clinton, scompare come l’ultimo e più alto archetipo – per ora – del Grande Repubblicano, infido e manipolatore magari, ma intelligentissimo. Speriamo di non trovarci a rimpiangerlo troppo.

Scritto da Lorenzo Barberis

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