Marzo 1996, sono un ragazzino borghese di Firenze, ho 15 anni, vivo lontano dalla musica rave, dalla controcultura, immerso in fumetti, videogiochi, ultime propaggini di infanzia che se ne vanno e, ovviamente, MTV.

Un giorno che non ricordo il mio pomeriggio con la tv accesa viene preso per il collo da una voce con un forte accento britannico, una di quelle che sanno di sobborgo brutto della provincia inglese, cielo grigio, case sporche con la moquette, tute in acetato e calcetto violento. Quella voce esce da un tizio che non puoi ignorare: una specie di clown incazzato con gli occhi allucinati, due ciuffi colorati in testa, piercing. Ad accompagnarlo c’è una base di chitarre distorte che ti scuote e si trasforma in un sabba che ti obbliga a muoverti e incazzarti senza motivo.

Firestarter il fuoco lo accende sul serio, anche se non capisci del tutto le parole, ti basta sentire l’energia che le accompagna, è l’Anarchy in the UK della generazione che si stava scrollando di dosso la rabbia e la delusione per la morte di Cobain.

I spent half of the time shouting at people in the crowd anyway, so it was a natural progression from there really, getting it out from my mouth to express myself further. I don’t think the lyrics are part of that expression, it’s nice if they are truthful to yourself, but that’s not what it’s all about.

I Prodigy e Keith Flint sono esattamente tutto ciò che non sarei stato mai, ecco perché il fascino non può che essere immediato, ecco perché ti procuri il CD appena possibile e li ascolti a nastro, con tua madre che mette le mani avanti e dice “non sperare neanche per un secondo di conciarti in quel modo” (Forse non l’ha detto, ma credo lo abbia pensato abbastanza forte da farmi arrivare il messaggio).

In un periodo di boy band e brit pop i Prodigy arrivarono a guastare la festa con un mix di elettronica, rock e punk che chiedeva a gran voce la tua attenzione. All’estetica dance allegra, modaiola e felice Howlett, Flint, Maxim e Tornhill opponevano testi e ritmi che parlavano al tuo cervello rettile e gli dicevano di bruciare tutto, sdoganarono il rave a gente che non aveva mai visto un muro di casse, furono consacrati finendo dentro la colonna sonora di Matrix, il simulacro finale e più importante della cultura pop anni ’90.

Ricordo un’estate passata ad ascoltare Smack my Bitch Up ogni singola volta che salivo su un’auto.

Volevano ballare, ma non volevano farlo con gli altri, sgomitavano per prendersi la pista, guardandoti con gli occhi folli di Flint, la sua voce da crick in faccia nei sobborghi Braintree e la favolosa produzione di Howlett e Tornhill, capace di sfornare pezzi incredibili e tutt’ora spettacolari. Il loro arrivo fu fondamentale in un periodo in cui rock e dance si guardavano in cagnesco, rappresentando una sorta di distorto e acido punto d’incontro tra le due culture, ma anche col punk e con l’estetica di gente che si agitava in fabbriche abbandonate che per anni era stata vista male e ora finiva su MTV.

Potevi anche indossare solo borchie e magliette dei Pantera, ma se passava Breathe una speranza gliela davi, perché sentivi che là dentro c’era qualcosa che potevi rispettare e dotato di una ignoranza quasi primordiale che sentivi come tua.

Look, at the end of the day, we do what we do because it suits us. Don’t you think it’s kind-of cool to have a band that offends MTV, that puts out a video that real fans have to dig around for, or stay up late to see? The point is to be true to yourself otherwise you may as well give up.

Avete presente la parte centrale di Smack My Bitch Up? Quella dai toni vagamente indiani, con i vocalizzi della voce femminile? Alcune volte mi perdo là dentro e vorrei che andasse avanti in loop.

Furono anni bellissimi e memorabili per l’elettronica inglese, quelli del Big Beat che in pochi anni offrì al mondo anche i Chemical Brothers, Fat Boy Slim, Basement Jaxx e Groove Armada. I Prodigy rappresentarono per il me ragazzino la porta d’ingresso verso questo mondo diverso, lontano, affascinante che di certo non sentivi nelle discoteche il sabato pomeriggio (ma neppure il venerdì sera, di li a poco). Era roba che ti faceva sentire furioso, invincibile, pronto a tutto, anche se ti agitavi in camera tua, tra il poster di Dylan Dog e i dischetti pirata dell’Amiga.

Era soprattutto roba che influenzò un sacco quelli che arrivarono dopo, come accade con tutto, ma se guardo la musica oggi credo che quella scintilla folle sia ormai praticamente spenta, le provocazioni musicali oggi stanno altrove e parlano col vocoder della trap (e va bene così).

Che poi i Prodigy mica erano morti, anzi, per quanto mi riguarda con The Day is My Enemy continuavano a farmi venire voglia di tingermi i capelli di verde, per poi rasarli tutti e lasciare solo due ciuffi ai lati.

Keith Flint era tutto questo, era l’amico che ti dicevano di non frequentare, aveva la faccia di uno che non sarebbe probabilmente andato oltre i 30 anni e invece è arrivato fino a 49, che è un po’ un’età del cavolo, ormai avevi superato il periodo in cui morire ti avrebbe consacrato definitivamente come eroe ribelle, tanto vale aspettare gli 80 e godersi i soldi. Che cazzo Keith, farlo adesso vuol dire proprio dare un calcio nelle palle a chi ti ha ascoltato per anni, sta invecchiando, e che con la tua morte si sentirà ancora più vecchio.

When, and if, I get to 65, I’d like to say that I did everything – the lot. I’d like to think I bedded loads of babes and lived out my ultimate sex fantasies. I’d like to think I’d been through every colour with my hair and everywhere that could have been pierced on my body and been pierced. Even if all my beloved tattoos have gone saggy by then, at least I can stand up and say, I did it. Anyhow, can you think of any other job I could do? My school results were terrible and I don’t know how to wallpaper or do anything else.Without this group and this job,I could be making lives a little more miserable for everyone by being the nasty one on the counter at a McDonald’s somewhere. Think about it.

Scritto da Lorenzo Fantoni

Giornalista esperto in tecnologia e cultura pop, vive per dimostrare quanto Godzilla, Fantozzi e Dungeon & Dragons siano importanti per la tua vita