Il mondo è pieno di gay. Lo sanno tutti: la loro volgarità, l’ostentazione delle loro devianze porterà la terra alla disgrazia. Lady Elza ne è consapevole, perciò è in missione per rubare il loro arcobaleno interiore — il loro highlight.

Succedono delle circostanze, nella vita di persone ordinarie dal nome di Peter Parker e Bruce Wayne, per cui il destino li chiama ad essere supereroi; delle circostanze in cui ogni città, ogni nicchia ha il proprio eroe di riferimento. Tutti, tranne i gay, ovviamente. Ma chi li difenderà, adesso che esistono? Chi li salverà dall’ordinarietà?

Super Drags risponde all’esigenza della comunità gay di avere i propri protettori; no, scherzo, nessuno sentiva questa necessità. Ma chi se non tre drag queen potevano ricoprire il suddetto ruolo? Ralph, Patrick e Donizete sono tre impiegati di un centro commerciale, che corrispondono a quelli che sono i più famosi cliché omosessuali: Patrick, il cervello del trio, è un uomo di mezza età, sovrappeso e insicuro; Ralph è un nerd un po’ naif e dal cuore d’oro; Donizete è un uomo brusco e triviale. Loro sono le super drag queen, ovvero Lemon Chifon, Safira Cyan e Scarlet Carmesim. Insomma: Sailor Moon incontra le Superchicche che incontrano i Power Rangers. Mescolare il tutto con abbondante salsa super gay. Shackerare aggiungendo citazioni della cultura pop e temi scottanti della comunità LGBTQ+ e servire con ironia dal timbro fortemente brasiliano. Super Drags non ci lascia affatto indifferenti; sono 5 puntate di 30 minuti di tipica dinamica tra eroi ed antagonista dei cartoni animati, costruiti su stereotipi, cliché e peni (sì, peni) in ogni forma e dimensione, che danno vita ad un prodotto d’intrattenimento che strappa qualche risata anche quando parla dei momenti più tragici nella vita di un omosessuale.

Body shaming, coming out, i campi di conversione, la religione, l’ipocrisia della tv, l’omofobia, le lotte della comunità gay e gli scontri dentro la stessa, la superficialità, il peso della famiglia e le stesse drag queen, niente e nessuno viene risparmiato dalla nuova serie della scuderia Netflix, che ha deciso di affrontare i temi di cui sopra in maniera consapevolmente frivola, esaltando l’effimero e per questo riuscendo nell’obiettivo.

Si tende a parlare del mondo LGBTQ+ con una sorta di riverenza e rispetto o, al contrario, di un mondo misterioso, oscuro e per questo pauroso; Super Drags si serve dell’animazione per scardinare il solito modo di trattare gli argomenti della comunità gay e lo fa in maniera volgare e volutamente esagerata, uscendo fuori dagli sche(r)mi. D’altronde, non è quello che cerchiamo di fare ad ogni coming out, ogni pride? Esaltare e caricaturizzare, enfatizzare e giocare, la serie è orgoglio omosessuale su schermo e non solo: Lemon, Safira e Scarlet sono i Cavalieri dello Zodiaco e Lady Godiva è Lady Isabel; la cultura gay è molto più pop di quanto possiamo pensare e Super Drags ammicca alle sue ispirazioni: sbavano dietro un vestito da drag e allo stesso modo vorrebbero utilizzare i robottoni cazzuti, giusto per dare un altro sonoro vaffanculo al mostro del gender che cataloga tutto in base a orientamento sessuale/genere.

Super Drags non ha la storia più figa del secolo e non s’inventa nulla; non è il capolavoro dell’animazione e non spiccherebbe, se non fosse per il tema scelto. Ma è proprio per questo che diventa importante: spoglia la narrazione omosessuale della sua serietà e drammaticità e se ne prende gioco bonariamente. Prende ogni cliché, ogni stereotipo e lo raffigura su schermo, e si aspetta che il pubblico ne rida, perché fanno parte della cultura, come i pacchi da giù o il genovese tirchio.

Quindi Super Drags riesce in questo, finalmente: non è più tempo di trattare la cultura gay come una sottocultura, strascico di un pregiudizio che vede l’omosessuale come deviato e malato. Non è più tempo di raccontare solo storie ‘educative’ e didascaliche con personaggi omosessuali, per aiutare il pubblico alla transizione da eteronormativa alla sua perdita del monopolio sociale e – di conseguenza – televisivo. E non è più tempo di trattare i gay con una patina di falsa protezione dallo scherno, che presuppone un odio maggiore. È tempo di avere supereroi inutili che si trasformano in drag queen, che completano le missioni un po’ come vogliono loro, che hanno come compito proteggere una wannabe Lady Gaga e che si parli di cazzi durante tutta la season. È tempo di ironizzare un coming out finito male. Ed è tempo di lottare contro le forze del male, a suon di insulti amore.

PS. Vogliamo Highlight di Pabllo Vittar sparata a palla dal carro del prossimo Pride.

Scritto da Anna Sidoti

Persona nell’universo.