Cosa rende un film di Natale un grande film di Natale? La ricetta è complessa e imprevedibile, con pochissimo a che fare con l’ambientazione vacanziera o festiva: un semplice film di Natale si limita a raccontare una storia con un’ambientazione natalizia, il buon film di Natale cerca di coglierne invece l’essenza emotiva, il grande film di Natale non solo tocca le nostre corde più sensibili ma diventa anche iconico, universale, persino se era partito per raccontare l’esprit du temps di un determinato periodo.

Pensate a Una Poltrona per Due (in originale Trading Places), in cui ad oggi praticamente ormai nulla di ciò che appare sullo schermo ha senso per chiunque sia nato dopo il 1983, eppure continua ad essere attualissimo (non solo perché replicato senza sosta dalle reti Mediaset per gli ultimi 30 anni), grazie a meccanismi narrativi senza tempo – lo scambio di persona, i cattivi battuti al loro stesso gioco, la redenzione del delinquente, l’amore che nasce nelle circostanze più impensate, e così via – vestiti di una comicità così eccellente (Dan Aykroyd e Eddie Murphy all’apice del loro talento, con una serie di comprimari e cameo di primissimo livello), a una sceneggiatura di ferro e alla regia di John Landis che con un ritmo perfetto riesce a rendere il film clamorosamente attuale e divertente ogni anno, per il resto della vostra vita.

Ma non siamo qui per parlare di Trading Places: lo conoscete a memoria, è l’evento rassicurante che rende completa ogni festa in famiglia, che vi fornisce l’alibi di distrarvi per un po’ dai parenti e recuperare un po’ di sano cinismo verso la vita pur non tradendo lo spirito natalizio.

In questo tragico 2018, il racconto di due truffatori che vengono truffati non è sufficiente per salvare il Natale dall’incubo incombente delle destre al potere, delle fake news, della Manovra; il “sano cinismo” è quello che trovate ogni giorno su Facebook e che contribuisce a guastare ogni giornata, i truffatori al potere ci sono davvero e i fratelli Winthorpe somigliano in maniera un po’ troppo inquietante a Donald Trump per essere davvero divertenti.

Quello che vi serve, nel 2018, è un film che dimostri che la bontà può rendere felici e che essere cinici, stronzi e crudeli verso il prossimo può portarvi in alto nella vita ma che non sostituirà mai la gioia dell’essere in pace con sé stessi e con gli altri.

Buonista? Forse, ma non sentite anche voi il bisogno di un po’ di bontà dopo un anno passato a lottare contro la rabbia indiscriminata di chiunque che si accanisce contro chiunque per sfogare la sua frustrazione? Io sì. E se siete come me, la ricetta del Natale 2018 per farvi sentire meglio è S.O.S. Fantasmi (Scrooged), un film del 1988 che riassume qualsiasi pregio possiate cercare in un film natalizio.

Come capirete dal titolo originale, Scrooged è uno dei tantissimi riadattamenti della short novel di Dickens A Christmas Carol, la storia del cattivissimo e ricchissimo Scrooge che riesce a redimersi e cambiare grazie alla visita, nella notte di Natale, di 3 fantasmi provenienti dal suo Passato, Presente e Futuro, che gli mostrano una prospettiva diversa sulla sua vita e le conseguenze delle sue cattive azioni su coloro che lo circondano e anche su lui stesso.

Scrooged quindi nasce già come racconto senza tempo e universale, ma l’ambientazione che sceglie di dargli il regista Richard Donner lo rende ancora più attuale: Bill Murray, protagonista e anche lui all’apice della propria carriera di comedian, interpreta Frank Cross, ricchissimo e spietato executive della televisione: nell’anno del #metoo, quale miglior ritratto di cattivo iconico potremmo desiderare?

Cross maltratta i suoi sottoposti solo perché ne ha il potere, esercita un controllo dittatoriale sulla propria rete convinto che ciò che è meglio per lui sia anche la cosa migliore per il proprio pubblico e ha fatto della cattiveria e del cinismo uno stile di vita, sacrificando alla carriera in un mondo di squali (senza rendersi conto che lo squalo peggiore è proprio lui) ogni affetto.

Provate a scorrere la cronaca di questi ultimi mesi, troverete tanti piccoli Frank Cross ubriachi di potere ovunque nel mondo dello spettacolo: Les Moonves della CBS, Kevin Spacey, Weinstein, Matthew Weiner, ognuno dei personaggi colpiti dall’onda lunga del #metoo nasconde in sé un po’ di Frank Cross e Cross li rappresenta tutti; tristi, cattivi, cinici, concentrati su sé stessi e in fondo, probabilmente tutti quanti tremendamente infelici.

La differenza rispetto a tutti questi cattivi reali è che Cross è dannatamente divertente, quindi per tutta la prima metà del film lo vediamo licenziare gente, dire cose orribili, bere come una spugna e maltrattare persino il fratello, ridendo come pazzi grazie all’interpretazione sopra le righe di Murray; ma appena inizia il percorso di redenzione (o meglio, punizione visti i maltrattamenti clamorosi che subisce dai fantasmi del Natale Passato e Presente), ci si diverte ancora di più.

S.o.s fantasmi

Cross passa attraverso le 3 fasi del racconto dickensiano senza perdere una briciola del proprio smalto e umorismo ed è affiancato da comprimari allo stesso livello: il Passato ha le forme di un tassista tabagista incline allo scherzo crudele, il Presente di una fatina dalla forza sovrumana che lo picchia continuamente – a un certo punto, anche con un tostapane – con il volto di Carol Kane, comedian americana di altissima caratura che i più attenti di voi riconosceranno (tra le altre cose) come la vicina di casa di Kimmy in Unbreakable Kimmy Schmidt.

Come Una Poltrona per Due, Scrooged non ha una dicotomia morale tradizionale tra Buoni e Cattivi, non crea un ideale irraggiungibile come quello di Dickens, e a Cross non viene richiesto di essere migliore perché “è giusto così”, anzi gli viene richiesto di essere migliore perché la sua vita diventerà migliore, perché i mancati sforzi del padre hanno reso la sua peggiore e perché fondamentalmente essere buoni conviene. Conviene perché la gentilezza verso gli altri genera gentilezza, perché a un certo punto essere incazzati avvelena anche i migliori successi e perché il rispetto degli altri si può ottenere anche grazie all’ammirazione e non al puro terrore.

Esiste una migliore lezione da imparare in questo incattivito 2018 dell’idea che comportarsi bene nei confronti degli altri sia qualcosa che potremmo fare anche solo per un nostro tornaconto?

Grazie alla consapevolezza che essere una merda d’uomo lo porterà a una morte solitaria, Frank riceve la spinta definitiva verso un Bene che non ha la forma vaga del Paradiso e della soddisfazione morale, ma l’esistenza molto reale della donna che ama, di un bambino che gli regala la propria fiducia facendolo sentire importante, del suo capo che intravede la forza d’attrazione dirompente del suo discorso di Natale in diretta televisiva.

Nel materialismo carrierista degli anni ’80 quello di Scrooged era un messaggio perfetto perché diciamocelo, nessuno avrebbe più creduto alla favola della bontà e delle generosità fini a sé stesse che ci premiano nel regno dei cieli e ci rendono persone migliori anche se nella nostra vita finisce per andare tutto peggio. Serviva un’idea di bontà adeguata ai tempi, capitalista fino al midollo e alla portata di chiunque, ma nonostante sia un’idea piuttosto semplice e persino conveniente, trent’anni dopo non sembriamo averla imparata.

Il che probabilmente la dice lunga sulla nostra intelligenza collettiva come società, ma forse è colpa del fatto che in TV ogni anno passi con regolarità Una Poltrona per Due e non S.O.S. Fantasmi – in pratica, è dagli anni ’80 che a Natale guardiamo il film sbagliato e non lo sapevamo, quindi facciamoci un regalo: recuperiamo questo piccolo cult (che tra l’altro è disponibile su Amazon Prime Video) e facciamoci convincere dal monologo finale di Cross/Murray a essere un po’ più gentili, un po’ più sorridenti e magari per più di un paio d’ore all’anno “the people that we always hoped we would be”.

Scritto da Eugenia Fattori