Perché si parla tanto degli anni ’90? Perché c’è questa nostalgia costante per un’epoca in cui,
rivedendoci adesso, risultavamo pure un po’ buffi?

La recente scomparsa di Luke Perry e di Keith Flint hanno certamente contribuito a scatenare la
nineties fever” ma quegli anni sono stati solo quello? Solo Beverly Hills 90210 e musicisti controcorrente? Certamente no.

Gli anni ’90 hanno formato tutti i ragazzi nati tra il 1980 e il 1985 perché solo noi avevamo tra i 15
e i 10 anni a metà del decennio e quella è un’età cruciale in cui si definiscono molti dei gusti futuri.
Gusto che è stato alimentato dal Game Boy, Super Mario, i Take That, il Liuk, il Tamagochi, Willy il principe di Bel Air, gli Oasis, i Blur, la collezione di schede telefoniche (ma poi perché lo facevamo!?), i CD masterizzati su cui scrivevamo dediche coi pennarelli, le Spice Girls, la Nintendo, Street Fighter, i Power Rangers, il Blockbuster, Solletico su Rai1, Non è la Rai, OK il prezzo è giusto, Giochi senza frontiere.

Anche tanta tv quindi.

Abbiamo passato tutti tante ore lì davanti e questo mezzo ha sicuramente contribuito a dare
forma al nostro immaginario, a quel gusto.
Io ero un po’ fissata con le pubblicità. Mi ricordo benissimo ancora oggi gli spot e i tormentoni che
accompagnavano i miei pomeriggi.
Qui ne ricordo alcuni, quelli per me più divertenti e indimenticabili.

«Granel, stracciatèl. Tu gust is megl che uan!». Lo diciamo ancora adesso, ammettiamolo. Ma quella faccia, quella cadenza bolognese e quel maglione in spiaggia ce l’ha solo il giovanissimo Stefano Accorsi in questo famoso spot Maxibon.

Nel 1992 la Control lancia un messaggio importantissimo, il primo a colpire davvero milioni di ragazzi a livello umano e sociale. Una classe che rivendica un gesto importante (usare il preservativo) e si dimostra solidale al grido di «È mio!»

Come dimenticare il mitico «Ciribiribì Kodak» in cui un alieno parlava già la lingua dei Minions ma anziché dire «Papaya» e «Banana» diceva «Kodak».

Lo confesso: più di una volta ho suonato il citofono di qualche amico dicendo «C’è Gigi? E la Cremeria». Lo so, non fa più ridere ma tant’è.

Nel 1993 l’attuale TIM era SIP ma non ancora Telecom. Massimo Lopez sta per essere giustiziato e chiede, come ultimo desiderio, di fare una telefonata. Una telefonata che gli allungherà la vita per ben undici spot.

Quattordici anni dopo Cristian De Sica si ritrova davanti allo stesso plotone ed esprime lo stesso desiderio ma stavolta il protagonista è il cellulare.

Ho sempre sognato che mia madre parasse il mio tiro di una palla da rugby in mezzo alla cucina con un foglio di alluminio Cuki (senza darmele di santa ragione poi).

Dico solo una cosa: Mr. Lova Lova, Lova, mmmmm…

Lo spot Egoist di Chanel mi inquietava parecchio: forse perché ero piccolina, forse per le trenta donne arrabbiate che urlavano, forse perché il fedifrago non si vede mai e forse perché quel Prokofiev mi faceva un po’ paura.

È il 1995 quando scopro Raz Degan e da quel momento cambia tutto. Perché? Non so perché. Sono fatti miei.

Le pubblicità della Nike erano le mie preferite. Tra tutte scelgo “Match in Hell” del 1996 solo per ricordare la sigla di Mai dire gol di quell’anno che forse è anche meglio dello spot.

Scritto da Loretta Da Costa Perrone