Sfondare la quarta parete al cinema e in televisione non è esattamente una novità però come spesso accade non è quel che fai ma come lo fai a fare la differenza . Phoebe Waller-Bridge che è creatrice, autrice e interprete di Fleabag sfonda la quarta parete con una padronanza, intento e risultato finale che io trovo parecchio interessante ed efficace. Se nella prima stagione il suo dialogare regolarmente con gli spettatori commentando con sarcasmo e figo distacco quanto le accadeva era molto divertente ma poteva sembrare solo un esercizio di stile, nella seconda stagione questo meccanismo narrativo diventa un aspetto fondamentale della caratterizzazione di Fleabag stessa e del senso tutto della serie . La differenza grossa è tutta nell’arrivo dirompente, o forse riaggregante dato quel che succede, del Prete. Ma prima una piccola preziosa precisazione.

In questo articolo parlo della seconda stagione di Fleabag senza farmi problemi di spoiler, accennando anche alla prima stagione. Insomma, siete avvisati. Se desiderata abbandonare l’articolo, andare su Prime Video a guardarla e tornare, è questo il momento giusto.

Se siete ancora qui, andiamo a iniziare.

 Nella prima stagione viene stabilito da subito come Fleabag dialoghi di continuo con il pubblico , sottolineando di volta in volta l’assurdità delle cose che le accadono oppure quello che prova nei confronti delle persone con cui ha a che fare. La seconda stagione inizia rendendo chiaro che le cose stanno ancora così. Siamo nel bagno elegante di un ristorante parecchio elegante, Fleabag si guarda allo specchio pulendosi del sangue uscitole dal naso, guarda in camera e dice

“Questa è una storia d’amore.”

Nel resto dell’episodio assistiamo a una cena esilarante in cui Fleabag, sua sorella, suo padre e la loro matrigna fanno la conoscenza del Prete che celebrerà le nozze tra il padre e la matrigna. Durante i vari scambi di battute tra i commensali, il padre chiede a Fleabag se il suo piccolo cafe di cui è proprietaria stia andando bene e lei

“Sì. Va bene. Sul serio.”

e una frazione di secondo dopo guarda velocemente in camera sorridendo e dicendo

“Lo è davvero!”

come a rassicurare gli spettatori che la prima battuta non era una menzogna ma che le cose vanno davvero bene.

Questo è solo un esempio fra i mille momenti in cui Fleabag esce dalla conversazione con gli altri personaggi per parlare con noi che la guardiamo , una consuetudine ormai così radicata nella serie che, pur continuando a far ridere e funzionare nel raccontare la storia dettagliando il carattere di Fleabag e il modo in cui si rapporta con gli altri personaggi, viene recepita ormai come norma e non stupisce più come tecnica narrativa in quanto tale.

 Le cose prendono una piega diversa quando lei decide di andare a una sessione di terapia , regalatale dal padre proprio durante la cena del primo episodio;  non può fare a meno di iniziare la sessione con alcune battute  ma la terapista le consiglia di non fare battute, e dice una frase che sottolinea un aspetto di Fleabag che potrebbe sfuggire a una visione distratta.

“Sarebbe meglio non fare battute qui, nel caso che qualcosa possa perdersi nella traduzione umoristica.”

Fleabag risponde

“Oh, non so se sono in grado di farlo.” ridendo.

Un breve scambio che sottolinea il modo in cui lei filtra tutta o quasi la sua esperienza di vita attraverso la lente dell’umorismo  anche per tenere a distanza alcune sue paure e sentimenti.

A quel punto, quando la terapista le chiede come mai si trova lì, senza girarci troppo intorno parla della morte della madre, della distanza da sua sorella e

“Ho passato la maggior parte della mia vita adulta usando il sesso per scansare il vuoto urlante che si trova dentro il mio cuore vuoto.”

La psicoterapeuta dagli avambracci screpolati le pone poi alcune domande secche, tra cui se ha amici, a cui risponde di no, e se è in una relazione, a cui risponde di no. La psicologa riassume tagliente dicendo

“Sei una ragazza senza amici e dal cuore vuoto. Da come tu stessa ti descrivi.”

Colta sul vivo, un po’ stupita, un po’ imbarazzata e un po’ ferita, Fleabag dice di averne, di amici. La terapeuta l’incalza:

“Ah, quindi hai qualcuno con cui parlare?”

“Sì” dice Flebag, facendo l’occhiolino alla camera.

“Oh. E li vedi spesso?

“Sì. Ci sono sempre.” tentenna e guarda in camera sfuggente “Ci sono sempre.”

In questo episodio  l’abbattimento della quarta parete inizia ad assumere una sfumatura diversa per la protagonista , divenendo una parte di lei come personaggio e persona e non più solo un trucco narrativo o un vezzo creativo dell’autrice. Il modo in cui usa l’umorismo come scudo e fuga, il modo in cui parla con i suoi amici uscendo da una discussione in corso sono parti di se tanto quanta la sua sessualità e il dolore che prova. Questa sottolineatura rende ancora più efficace quello che succede durante un dialogo molto sentito tra Fleabag e Il Prete.

Quel sorriso fa vacillare un sacco di sessualità su tutto lo spettro.

 Fin dal primo episodio è evidente che tra i due c’è un grandissimo feeling : entrambi brillanti, entrambi col senso dell’umorismo, tutti e due con famiglie incasinate, tutti e due evidentemente danneggiati. Il desiderio di lei nei confronti di lui non è mai un segreto e dopo poche scene insieme è ormai chiaro a tutti e due che la tensione sessuale tra di loro è fortissima e che Fleabag prova qualcosa di profondo per l’uomo di chiesa più affascinante dai tempi di Uccelli di Rovo. Il Prete le dice chiaro e tondo che tra di loro ci può essere solo amicizia e niente sesso.  A quel punto lei un po’ ferita e amareggiata si gira verso la camera dicendo

“Dureremo solo una settimana come amici.”

E lui le chiede.

“Che è successo?”

“Cosa?”

“Dove sei andata?”

Lui continua dicendo “Sei… sei andata da qualche parte.”

Lei guarda verso di noi confusa e lui

“Ecco. Lì. Dov’è che finisci?

“Da nessuna parte.”

ed è in quel momento che Fleabag, stupita, imbarazzata e quasi allarmata di essere stata vista in quel luogo intimo dal Prete, capisce che il rapporto tra di loro non è solo attrazione fisica.  Per la prima volta qualcuno si rende conto di come lei si perda nei suoi pensieri, per difendersi da sentimenti troppo forti che non vuole la travolgano, fuggendo da un’altra parte e sfogandosi con gli unici amici che abbia, gli spettatori.

Con Il Prete non basta trincerarsi dietro sarcasmo, umorismo e figo distacco. Il Prete la vede per quello che è: una persona che vuole amare con tutta se stessa ma che ha paura di farlo dopo quanto accaduto nella prima stagione con la sua amica Boo, e dopo la morte di sua madre. Tutte le relazioni che ha avuto nelle due stagioni si sono sempre basate sul sesso, sulla sua disponibilità e sul sentire di avere il controllo della situazione grazie al sesso. Ora però qualcosa è cambiato. 

Negli episodi successivi sono diversi i momenti in cui Il Prete la vede sparire nel suo mondo  (esilarante il momento in cui Fleabag, presa dalla bellezza del collo del Prete dice a lui una battuta che vorrebbe dire a noi pubblico), chiedendole per quale motivo lo faccia e spingendola, col suo modo stropicciato da uomo di chiesa e fede ma con i piedi ben piantati nelle umane faccende, ad affrontare quel vuoto che lui intuisce roderla. Quando finalmente tra i due si rompono i confini e finiscono a letto, assistiamo a un altro momento in cui la quarta parete non solo viene rotta, ma viene messa da parte in maniera letterale. 

I due sono a letto e Fleabag, guardando in camera, non fa nessun commento

 ma sposta via la camera con una mano 

godendosi un momento privato col Prete, quello che, per quanto ne sappiamo noi spettatori/amici/guardoni, è il primo vero attimo di intimità sentita e condivisa con un’altra persona che si gode da anni e per cui non ha bisogno dei suoi amici che non l’abbandonano mai.

In questo senso è interessante vedere il contrasto con l’altra scena di sesso  avvenuta non troppo tempo prima con l’Avvenente Avvocato Misogino a cui abbiamo, se pur fugacemente, assistito come a molte altre e su cui Fleabag non ha avuto problemi a fare commenti su quanto fosse bravo sul serio a fare sesso facendola venire nove volte.

Con Il Prete invece è diverso perché tra i due non è solo un passatempo ma un sentimento vero che provano entrambi e che permette a Fleabag di riprendere possesso di parte della sua sfera emotiva messa da parte da troppo troppo. Ferita profondamente per la morte della madre che amava moltissimo, e piena di dolore e senso di colpa per la morte dell’amica Boo che si era offerta di accogliere il suo amore, Fleabag ha smesso per di amare sul serio fino all’incontro e all’intrusione del Prete. Un cambio profondo e importante.  Il che rende ancora più dolce amaro il finale, dove troviamo l’ultimo uso della quarta parete ad aver colpito nel segno.

Siamo alla fermata di un bus. Dopo che i due hanno un ultimo sentito, onesto e vero dialogo di commiato in cui Il Prete le dice di amarla ma di non potere avere una relazione con lei perché ha scelto Dio, i due si lasciano, sia perché tronano la relazione, sia perché il Prete la lascia da sola e si avvia verso la sua chiesa dopo averle etto un’ultima volta che l’ama. Fleabag si alza e inizia ad allontanarsi verso casa, subito seguita dalla camera , ma si gira verso di noi, sorride e accenna un “No.” con la testa e riprende ad  allontanarsi.

 Però la camera non la segue. 

Dopo qualche passo si gira ancora una volta verso la camera, ci saluta con un gesto della mano e si allontana. Si tratta di un ultimo commiato al mezzo narrativo che ha usato per due stagioni come supporto alla sua situazione emotiva, non si può sapere se si tratta di un arrivederci o di un addio ( Phoebe Waller-Bridge dice di considerare la serie conclusa, ma pure la seconda stagione è nata solo dopo parecchio meditare da parte sua), ma è una chiusura del cerchio che lascia la sensazione di salutare Fleabag in una situazione forse amara e dolorosa per l’amore perso, ma migliore di come l’avevamo trovata nel primo episodio della prima stagione. Più completa nonostante i difetti, più forte nonostante le debolezze, più capace di amare nonostante il dolore. 

Se la scelta di Phoebe Wall-Bridge di utilizzare l’abbattimento della quarta parete è scaturita per una necessità tecnica, dato che Fleabag è nato come piece teatrale  con un solo personaggio in scena in cui l’autrice-attrice dialogava spesso con il pubblico, lungo la vita della serie Wall-Bridge è riuscita a sfruttarlo in maniera profonda e attenta per renderlo qualcosa di intrinseco al personaggio donandole uno spessore, una profondità e un cuore che colpisce a fondo anche i suoi amici che non la lasciano mai, ancora di più nel momento del saluto finale in cui ci fa capire che probabilmente non ha più bisogno di noi. 

Non ho gli occhi lucidi sento solo l’umidità nell’aria

 

 

Scritto da Davide Costa

Scrivo fumetti e altre cose fiche per Walt Disney, Sergio Bonelli e altre case editrici fiche. Ho una newsletter in cui parlo del mio lavoro, Appunti dal tavolino di un bar, a cui potete iscrivervi qua: http://tinyletter.com/DavideCosta