Il post più apprezzato su Instagram è la foto che ritrae un uovo. 34 milioni, 527 mila e 378 persone, al momento della scrittura di questo pezzo, hanno fatto un doppio tap su questa foto oppure hanno sfiorato il cuoricino del social network, esprimendo il loro gradimento. Un piccolo gesto virtuale che si traduce offline con l’abbattimento del record mondiale per il post più “cuorato” su Instagram finora appartenuto ai 18 milioni di like di Kylie Jenner. Adesso il primato è di proprietà di uno o più sconosciuti.

 

Il perchè di questa azione e la scelta del soggetto sono a noi sconosciuti, ma le motivazioni dietro al nostro tappare a cuor leggero lo sono un po’ meno. È internet, sono le sue regole non scritte: l’amore per il nonsense, sentirsi parte di un movimento globale in cui i nostri desideri e le nostre preferenze sono mascherate dall’assurdo ci spinge a fare gesti a sforzo zero che però gratificano noi e chi ha messo la foto. Lui diventerà un fenomeno mondiale per 24 ore e noi ci sentiremo parte di qualcosa di più grande senza essere scesi a patti con la nostra coscienza.

Ci sono in realtà molte altre cose che richiedono poco sforzo ma che non facciamo, come acquistare prodotti che consigliati tramite il link di affiliazione Amazon, perché “loro ci guadagnano”. O mostrare apprezzamento per le cose che ci piacciono davvero, limitandoci al semplice lurking.

Probabilmente, anche il profilo che ha postato la foto dell’uovo ha innescato un meccanismo che lo porterà a un sostanzioso quantitativo di follower e like tale da guadagnarci su. Magari con del merchandising e altre iniziative da influencer, eppure questo ci crea meno problemi del cliccare su un link consigliato che ci farebbe risparmiare tempo o scoprire qualcosa di utile. Forse mettere like a un semplice uovo ci espone meno in quanto persone rispetto all’espressione di gradimento per la foto della laurea di un amico o un traguardo professionale di qualcuno che conosciamo. Eppure, è un gesto semplice richiamato da un pensiero altrettanto semplice. Mi piace? Tap-tap.

Allora, perché mettiamo mi piace alla foto banale di un uovo?

La filosofia alla base è la stessa utilizzata da Dragon Ball: c’era Goku che per salvare il pianeta aveva bisogno che tutti gli abitanti della Terra alzassero le mani al cielo e gli dessero la propria energia per scagliare l’attacco finale contro Majin Bu.

La cultura internettiana prende più facilmente coscienza della sua globalità e del suo conseguente potere davanti agli appelli più improbabili degli internauti, a patto che rientrino nelle linee guida del “for the lol”. Il soggetto fa un appello strambo e avrà il consenso del popolo, divertito. Per intenderci, è come un “commenta amen e condividi” sotto la foto di Gesù per salvare i bambini dell’Africa, però per i millennials e le generazioni successive. In questo caso c’era forse anche il gusto di fare una pernacchia a milioni di instagramer, incoronando un uovo come loro re.

Poi c’è anche l’esaltazione verso le cose che sembrano strambe perché sono normali: oddio, che forza questo che ha postato solo la foto di un uovo chiedendo di aiutarlo a battere il record mondiale! Che mente brillante, che contenuto disruptive, che genio totale! Praticamente l’equivalente virtuale di una scoreggia nei cinepanettoni.

Shakeriamo il tutto con passaparola abbondante, aggiungiamo un po’ di senso del branco e il contenuto virale del giorno è servito.

Un like può essere veramente mille cose: innocuo gesto di noia o un’arma di propaganda politica; è espressione delle proprie preferenze, ma è anche qualcosa che regaliamo perché il fratello del tuo compagno delle elementari partecipa ad un concorso di fotografia. E tu che fai, non lo premi un bottone? È solo schiacciare il proprio pollice contro uno schermo ma anche un azione con delle conseguenze psicologiche, economiche e sociali. È un meta-mezzo di comunicazione per esprimere altro oltre il gradimento (come l’interesse romantico-sessuale, anche se non l’ho mai capita ‘sta storia, ad esempio). E poi è anche questo: un gesto frivolo che alimenta un tormentone del momento, del quale non per forza si devono capire i significati. Siamo protagonisti anche noi, nel momento in cui lasciamo un cuore a ciò che va di moda in questa piazza comune. Siamo quelli che hanno il telecomando, che schiacciano il pulsante e comandano sul palinsesto, determinano la fortuna o la cancellazione di un programma. Siamo 1 di 34 milioni di likes che hanno determinato un picco di notorietà ad una foto raffigurante un uovo.

In queste occasioni capiamo la potenza della rete. E, perché no, anche la sua immensa stupidità quando, per azioni del genere, ci scriviamo pure qualcosa sopra.

Scritto da Anna Sidoti

Persona nell’universo.