Millennials è un libro scritto dal collettivo di autori detto La Buoncostume (nome bellissimo, se volete sapere la mia opinione) che rappresenta una delle più interessanti novità editoriali del periodo.

Da sempre nella storia ci sono due forze in campo che lottano e sul cui equilibrio si basa lo sviluppo dell’uomo: il Vecchio e il Nuovo. Il primo lotta per rimanere al suo posto e non farsi scalzare, ma col tempo perde la forza e rischia di trascinare il mondo verso derive che non hanno più senso, il secondo scapita per affermarsi, ma spesso ha bisogno del tesoro di esperienze accumulate dalle generazioni precedenti.

Vecchio e Nuovo, genitori e figli, pensionati e precari, politici parrucconi e nuovi rampolli sono sempre divisi tra conflitto e collaborazione, ma cosa succederebbe in un mondo in cui gli adulti smettono di esistere?

Millennials

Millennials racconta ciò che succede quattro anni dopo Il Blocco, ovvero il momento in cui tutte le persone sopra i 17 anni e mezzo si paralizzano per strada in una sorta di animazione sospesa. Nono sono vivi, non sono morti, sono statue che ricordano il passato.

Dopo la fase iniziale in cui tutti i sopravvissuti si comportano come si comporterebbe un adolescente quando i genitori non sono in casa, ma su scala mondiale, i ragazzi si organizzano in una sorta di “Mondo Nuovo” fatto di comuni in cui ogni decisione è frutto di lunghi dibattiti, forum che si reggono su reti traballanti e una valuta, il syn, con cui viene pagata qualunque cosa, dai tutorial su come spegnere centrali nucleari ai pochi alcolici che si riescono a coltivare.

Chi preferisce vivere di saccheggi viene rapidamente isolato e finisce per unirsi alle poche bande che ancora resistono, ma anche questo Mondo Nuovo che riesce a fare a meno degli adulti ha i suoi segreti. Insomma, se vi aspettavate il classico “Signore delle mosche” in salsa moderna rimarrete sorpresi.

Millennials è un libro molto particolare nell’attuale panorama italiano della letteratura. Intanto è scritto molto bene, con una divisione a capitoli che segue i personaggi in stile Game of Thrones che col tempo li porta sempre più vicini, sempre più legati tra loro, inoltre è un libro che sfugga alla nostalgia imperante e al bisogno che ti arriva dopo i 30 anni di ascoltare troppo spesso “sui giovani d’oggi ci scatarro su“. Inoltre, è un favoloso esempio di speculative fiction italiana, ambientata in Italia, che riesce a non essere assolutamente provinciale, che vive di ciò che è e non del bisogno di facilitare le cose al lettore per paura di non essere capita.

Per parlarne un po’ abbiamo coinvolto in una lunga chiacchierata Simone Laudiero, autore fantasy italiano che fa parte de La Buoncostume e che, per spirito di comunione col suo romanzo, abbiamo deciso di intervistare via chat.

Ciao Simone, allora facciamo che iniziamo questa intervista via chat, l’idea mi piace perché in effetti è molto in linea con Millennials, dove tutti i ragazzi comunicano attraverso una sorta di rete chiamata Syn. Vediamo come va. La prima cosa che mi viene in mente è che io faticherei a scrivere un romanzo a quattro mani, voi lo avete fatto con quattro persone, vi ha aiutato la visione in capitoli?

No, il lavoro di scrittura vero e proprio è tutto mio. Da bravi sceneggiatori però abbiamo condiviso tutto il lavoro di progettazione, a volte anche molto nei dettagli. Insieme prendevano tonnellate di appunti, poi io sparivo per qualche settimana e scrivevo una parte

Ah ecco, c’è il trucco!

Hehehe

Quindi diciamolo, gli altri della Buoncostume sono dei culattoni raccomandati

E anche bamboccioni. Si salvano con un paio di idee niente male

Sei un po’ il John Lennon che porterà alla rottura, ma senza piombo in corpo

No no storicamente john Lennon è Pier Mauro Tamburini

Giusto

Diciamo che sono il ghost writer del gruppo (e quindi anche di me stesso)

Come nasce l’idea di Millennials? Dalla voglia di scrivere della speculative fiction? Da quella di raccontare una generazione in modo differente? Qual è la scintilla che ha dato il via a tutto?

Due scintille, direi: da una parte questa immagine di tutti gli adulti bloccati, ridotti a statue mummificate che infestano le città e i paesi. Un’idea puramente visiva. Dall’altra la voglia di raccontare il conflitto generazionale sull’opposizione energia/stasi. I giovani che creano, gli adulti che soffocano. Anzi che bloccano. Quando il libro inizia i ragazzi sono soli, e stanno costruendo la società che vorrebbero, ma non appena qualcosa minaccia questa felicità, si creano delle tensioni, degli squilibri

Come sono state le prime reazioni?

Molto buone, ci arrivano un sacco di messaggi su FB e su IG di gente che lo sta leggendo, specialmente, moltissime foto spedite in piena notte da gente che non riesce a smettere di leggerlo. Che poi è la soddisfazione più grande: sapere di aver creato quella stessa passione che ha fatto innamorare te dei libri Mission accomplished!

Parliamo del fatto che neppure voi siete tanto giovani alla fine, come avete aggirato il rischio di creare giovani visti da una persona con 10 anni in più sulle spalle?

Beh, scrivere dei ragazzi per un autore adulto è sempre una sfida. Utilizzi la tua esperienza di quando avevi quell’eta e la integri con ciò che vedi dei ragazzi. Cercando di osservarli senza nessun preconcetto, anzi con l’ingenuità con qui li avresti osservati alla loro età.

Quindi avete preso dei 17enni e li avete messi in una teca con un telefono, confessate!

Hahaha no. Però origliavo tutti, in autobus, per la strada… tutti i discorsi assurdi che fanno. Che era un lavoro che personalmente avevo già iniziato per la mia trilogia per ragazzi

In effetti scrivere di un ragazzo di oggi, alla velocità con cui nascono e muoiono le mode, dev’essere un po’ come scrivere di fantascienza

Si per le mode siamo partiti dall’idea che quattro anni dopo l’evento del blocco tutto fosse nuovo: generi musicali, linguaggio, cosa è cool e cosa no. Per esempio, la cosa più da sfigati in questo mondo è assumere le pose degli adulti

Vero, le pose “adu” e c’è un gran bel lavoro sul gergo e generi musicali assurdi e sulle canzoni. In questo Millennials è realmente fantascienza, perché sei calato in media res in un mondo nuovo.

Si esatto. Per farlo sono corso a rileggere Gibson, che è maestro assoluto di quella roba, non ti spiega un cazzo per le prime 150 pagine.

Vero, di solito le prime pagine di Gibson servono a disorientare il lettore, leggi “sprawl” e dici “ma che roba é?”, però il bello è che poi diventa linguaggio comune, chissà che qualche giovane lettore non inizi a usare il vostro gergo.

Gibson è un titano del world building. Ha sostanzialmente rinunciato a fama e ricchezza triple per poter usare quel suo metodo spaesante.

Pensi che i ragazzi lo leggeranno? O forse più i nostri coetanei?

Il libro è pensato per essere un’avventura, con un sacco di botte, esplosioni e misteri, è scritto da videogiocatori, pensato per provare almeno a competere con gli altri stimoli che i ragazzi hanno di questi tempi. Secondo me la cosa che può risultare un po’ faticosa per un lettore non abituato a leggere moltissimo sono i tanti punti di vista che all’inizio richiedono impegno.

Son contento che hai tirato fuori i videogiochi, perché in effetti dentro Millennials ti levi lo sfizio di usare Last of Us come se fosse una fiaba per bambini.

Esatto! Lo sfizio, hai detto benissimo. Per quella scena uno sarebbe andato su Star Wars, l’iliade moderna, ma sarebbe stata una scelta da nonni

Sì, ho notato che qua e là hai inserito piccoli ganci pop non banali. Tra l’altro Millennials è una delle poche opere di oggi che non si aggancia alla nostalgia del passato. Se non come qualcosa di morto.

Hehehe si, sarebbe stato assai ipocrita, oltre al fatto che come dire, la nostalgia non è più tanto cool.

Vero, però anche coraggioso di fronte a una generazione che sta scoprendo ora la vecchiaia e i bei tempi andati.

Si sì ma io per primo, nel privato non vedo l’ora di passare il fine settimana a giocare a Phantasy Star e Golden Axe. Però un’altra cosa sono i mondi che crei.

Però va anche detto che la nostalgia per me funziona bene quanto mantiene una certa distanza, troppo da vicino spesso la realtà dell’invecchiamento fa male. Ho rigiocato a Toshinden, volevo morire.

Senza dubbio, molto giochi per  esempio sono belli da guardare su Youtube, ma giocati con la giocabilità di un tempo sono terribili, altri invece sono magici. Tipo: il primo Zelda, ma come fa?

Ma torniamo al romanzo, ammetto che Millenials come titolo mi ha un po’ stranito, forse perché è una parola ormai strausata e rischia di essere respingente. Anche perché, a voler fare i precisini, quasi parla di Generazione Z.

Ne abbiamo parlato a lungo, la nostra idea è che col tempo la parola millennials cambierà significato, già un po’ lo sta facendo. Vuol dire sempre di più solo “giovane cresciuto nella tecnologia”, un super-nativo digitale

Sì, anche perché ormai in teoria è una generazione che prende quasi vent’anni. Impossibile comparare uno nato a metà degli anni ’80 con uno nato nel 2000, eppure c’è questa idea di macrocategoria

I sociologi sono un po’ nel panico, continuano a rimandarne la fine. La nostra idea è che man mano verrà ritardata sempre di più, perché ci accorgeremo che quelli nati dopo il 2000 sono i veri nativi digitali. Il nipote di una mia amica, che se gli chiedi una parola con la A risponde “ackeraggio”

Lo capisco quel bambino, io da piccolo alle parole con la E rispondevo ESOSCHELETRO (sì ero un bambino particolare).

Ma sto bambino ha risposto Extreme. Neanche lo sa che non è italiano. Gibson prendi nota!

Scendiamo un po’ nel profondo: avete spesso definito Millennials come una utopia, ma io le utopie me le ricordavo meno violente

Quando il libro inizia assistiamo ai lavori in corso di una società migliore della nostra, non perfetta per due motivi: il primo è che non sarebbe realistica. Due, le vere società perfette danno i brividi e in letteratura nascondono sempre un pacco. Però diciamo che i ragazzi stanno costruendo un mondo in cui la violenza non conviene. È la cosa più stupida da fare

In effetti il messaggio è “lasciateci sbagliare a modo nostro”

Esatto, diciamo che è un mondo in cui le stellette di GTA funzionano, ma non vieni espulso per sempre. anche il peggior antisociale può essere riaccolto se una comunità decide di fidarsi. Scegliamo di giocare a un certo gioco di speranza, con la consapevolezza che mille distopie giocano al gioco opposto di disperazione ogni giorno

Però in questa società c’è comunque un pacco, ci sono segreti e trame nascoste. Forse perché i segreti e le trame sono un inevitabile sottoprodotto del potere e il potere c’è anche nelle utopie positive

Ovviamente il sistema, per quando illuminato e Smart, è fatto di persone, e le persone hanno passioni appetiti. Le paure, anche in buona fede, generano divisioni e l’autore ha del conflitto con cui lavorare

Si Millennials si mantiene sul confine fra distopia e utopia, forse è un genero suo: la dynatopia. Qualcosa di possibile. Solo perché ho scoperto ora che dynatos in greco vuol dire “possibile”.

Stessa radice di dinamico? Dynatopia mi piace molto, da non confondere con la dynotopia

Dynotopia, perdonami, è una cosa ancora più bella. Dai, abbiamo appena inventato un genere letterario in diretta.

Vedi mondo che le interviste in chat sono le migliori?

ADESSO SPOILERIAMO DURO, ATTENZIONE SE NON AVETE LETTO

Parliamo un po’ della coscienza collettiva e della parte più controversa, per me, del finale? Innanzitutto, come mai questa forte virata verso lo zombie movie?

Ti dirò, noi non l’abbiamo mai vissuta così (però capisco che ti abbia fatto questo effetto). Per noi era più che altro, da un punto di vista di design, uno stadio del mostro. Ci siamo resi conto che trattarlo come il mostro di una storia horror con tutte le sue fasi (sembra morto, sembra innocuo, fa cose strane, si incazza, è più intelligente di te, è imbattibile) ci aiutava a gestire l’evoluzione della vicenda. Poi ovviamente ha anche altri aspetti.

Mi pare ci sia un altro elemento in gioco, qualcosa che potrebbe essere Gaia o una coscienza aliena

Si infatti. È plausibile che arrivi da un altro mondo. Scegliamo di non dirlo, perché la stessa entità non lo sa molto bene, non ha il tempo di prendere sufficiente coscienza. Però io scommetterei su “forma di biotecnologia aliena”, probabilmente malfunzionante.

Dovremmo chiederlo all’autore!

Questo è il tipico caso in cui l’autore collettivo ne approfitta per passare in giro la patata bollente. Ma ci piace pensare, un po’ da fighetti, che la risposta sia una dialogo in corso più che un dato certo.

Quindi volendo potreste parlarne ancora in un altro libro?

Si sì. Diciamo Che un seguito sarebbe possibile (ma molto difficile da scrivere) e probabilmente chiarirebbe certe cose. Però a noi piace che il lettore ne sappia quanto è giusto, cioè quanto è ragionevole che ne sappiano i personaggi che ha seguito

Quale tra i personaggi è il tuo preferito? Ce n’è sempre uno

Il più bello da scrivere è stato Olga. Da lettore forse sarebbe Marcello, perché ha più percorso

Si nota che c’è un certo favoritismo, è un po’ la chiave di volta.

Beh, diciamo che anche in un corale serve un protagonista, che spesso è anche osservatore, ma appunto è chiave di volta.

La cosa che forse ho più apprezzato è il ritorno della rete a una sorta concetto primordiale, egualitario, privo di algoritmi, sarà che mi sono formato sui forum, non sui social.

Si esatto, è un internet che fa un passo indietro e un passo avanti. Anche noi ci siamo formati prima dei social, infatti abbiamo ricevuto la critica che sembra un internet di fine anni Novanta. Ma l’idea è che il syn sia in primo luogo uno strumento, una cosa che ti è davvero utile, non come i social.

Una sorta di via di mezzo tra bitcoin, wikipedia e le stellette di GTA.

Si è valuta, tendenzialmente meritocratica, una banca del tempo che include ogni cosa, è forse la parte più utopisticamente positiva del racconto, insieme al finale.

Il finale mi pare una sorta di punto di conciliazione tra adulti e ragazzi, come se quell’amore per i genitori tenuto nascosto per sentirsi grandi fosse alla fine esploso in una enorme bolla di empatia che rende i sentimenti qualcosa di tangibile come gli odori. Tu che dici?

C’è senza dubbio una sorta di amore che contrasta la violenza, un momento di crescita per i ragazzi che passa attraverso l’accettazione e la consapevolezza.

Beh, in effetti c’è chi sosterebbe che la vera crescita di una persona passa dall’uccidere metaforicamente idoli e genitori, che a volte si concretizza in ciò che diventi quando smetti di essere un figlio.

Infatti, il nostro mondo è un po’ sospeso. Perché i genitori sono “morti” ma in tanti fanno i salti mortali per negarlo. Ci sono anche religioni dedicate ai bloccati, un aspetto forse poco esplorato. È una delle cose che abbiamo un po’ sforbiciato per evitare che il libro fosse di 600 pagine

In effetti il vostro è proprio un world building, avete considerato l’idea di farlo diventare una serie tv mentre scrivevate?

In realtà l’idea arriva da un pitch per una serie, d’altronde nasciamo sceneggiatori. Sicuramente sì, molte cose sarebbe bello tradurle visivamente. La sola immagine dei bloccati è molto cinematografica. In tanti ci stanno dicendo che sarebbe un’ottima serie, speriamo!

E adesso? Pomeriggi su Red Dead Redemption 2 o Giochi di ruolo?

Lasciamo stare, ho la PS4 a riparare

Scritto da Lorenzo Fantoni

Giornalista esperto in tecnologia e cultura pop, vive per dimostrare quanto Godzilla, Fantozzi e Dungeon & Dragons siano importanti per la tua vita

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