Lady Gaga sale sul palco degli Oscar per cantare Shallow insieme a Bradley Cooper. I due si guardano, si avvicinano, si completano nel duetto.  

Lei si è mollata fa poco a un passo dall’altare, lui fa coppia con Irina Shayk, che guarda il tutto dal pubblico.

Troppo bello per non ricamarci su.

Subito dopo l’esibizione (a dire il vero anche prima) i commenti iniziano a fioccare e vanno da “Stasera Cooper dorme sul divano” a improbabili e insensati paragoni tra la Shayk e Gaga. Chi fa notare la bellezza della prima, chi ricorda il fascino della seconda, una roba degna della console war tra Sega e Nintendo (e non a caso tiro in ballo due oggetti).

Gossip? Di sicuro, ma anche mito, l’ennesima conferma del nostro bisogno di nutrirci di storie, se possibile infarcite di amore, tragedia e caduta di qualcuno di potente. Sia gossip che mito rispondono alla stessa esigenza: fantasticare su qualcosa che possiamo solo intuire, costruendoci attorno una storia che possiamo interpretare, applicare al nostro vissuto e forse trarne persino una sorta di morale.

 

Lady Gaga viene vista come una specie di Cenerentola triste e in cerca d’amore che con gli sguardi prova in tutti i modi di far capire che lei c’è, lei è pronta, ha mollato tutto per lui e aspetta solo un cenno. Lui tentenna, vorrebbe, non vorrebbe, abbassa lo sguardo, ride imbarazzato. La terza incomoda guarda e mantiene il contegno di fronte alle telecamere, ma in privato chissà che furia. E poi che gusto immaginare una donna così bella come la Shayk che si deve guardare le spalle, proprio come noi! Noi che forse un giorno potremo fare gli occhi dolci a un uomo così o magari essere oggetto di contesa!

È una storia perfetta, così perfetta che non può non funzionare, perché in fondo se lo vediamo vuol dire che è così no? Guarda come si incrociano gli sguardi, senti che pathos e poi le voci che girano…

E invece probabilmente no.

Forse è colpa della nostra voglia di credere in una storia interessante, forse è qualcosa legato all’essere una star in un periodo in cui privato e pubblico si mescolano continuamente e posso vedermi le storie su Instagram di personaggi che una volta erano accessibili solo attraverso giornali e trasmissioni apposite, ma spesso ci dimentichiamo che ciò che vediamo potrebbe essere tutto organizzato, soprattutto se avviene sul palco degli Oscar.

La doccia fredda sulla questione Cooper-Gaga è arrivata in queste ore al Jimmy Kimmel Show, in cui Lady Gaga è stata abbastanza chiara nel chiarire la situazione.

È esattamente ciò che volevamo farvi vedere” è una frase semplicissima che si porta dietro tutta la fascinazione per il mito che si costruisce attorno a questi personaggi. La performance sul palco era organizzata, ci sono state delle prove, Cooper ha deciso che tipo di luci servivano, come dovevano muoversi i due sul palco, come inquadrarli, i tempi, gli sguardi, tutto.

Perché? Perché quando c’è una canzone d’amore le persone devono avvertire quel tipo di connessione, devono sentirsi come i due artisti che sono in quel momento sul palco, altrimenti il trucco non funziona.

Perché sono artisti e queste cose si preparano, si provano all’infinito, perché tutto sia perfetto, reale, credibile e “mitopoietico”.

“Ho messo le mie braccia attorno a Tony Bennett per tre anni di tour, questo è ciò che le persone vogliono vedere”, continua Lady Gaga, e Tony Bennet non è certo il tipo di uomo per cui fare follie.

E mentre li guardavamo ci siamo dimenticati che sono attori, che suscitare emozioni col corpo e con la voce è il loro lavoro e che scatenare un po’ di gossip e chiacchiericcio era esattamente ciò che serviva in quel momento. Era ciò che volevano farci vedere e noi lo abbiamo visto, come quelli che vedono la luce durante una messa gospel.

A tutto questo si somma un certo punto di vista vagamente retrogrado e strisciante che si lega a doppio filo col mito. Lady Gaga viene vista come una donna sola, innamorata e vulnerabile che si strugge d’amore per il belloccio conteso e di sicuro se Cooper le fa gli occhi dolci è perché la Shayk aderisce al cliché della bella ma vuota, magari pure un po’ stronza. Lui insomma è l’uomo invidiabile e conteso, mentre da una parte abbiamo la derelitta e dall’altra la cornificata.

Una lettura che mette volontariamente da parte il fatto che non sappiamo assolutamente niente del rapporto tra Cooper e la Shayk e che soprattutto ignora tutto ciò che Lady Gaga rappresenta: una vera potenza del settore, un’artista poliedrica, influente, creativa, intelligente e capace che può avere tutti i Bradley Cooper che vuole.

Ma questo al mito non interessa, perché mito e logica non sono molti amici, anzi, meno si incontrano e meglio è e nessuna bella storia nasce raccontando solo la verità, soprattutto oggi, che la verità è soltanto un orpello fastidioso tra noi e ciò che vogliamo credere.

E come potete voi essere certi delle dichiarazioni di Lady Gaga? Magari sta solo coprendo la tresca”. È vero, sarebbe come discutere sull’esistenza di Dio, ma d’altronde è proprio nell’incertezza l’affascinante forza del mito: avanza sempre un po’ di spazio per chi vuole crederci.

Scritto da Lorenzo Fantoni

Giornalista esperto in tecnologia e cultura pop, vive per dimostrare quanto Godzilla, Fantozzi e Dungeon & Dragons siano importanti per la tua vita