Mercoledì 7 novembre, su Sky Atlantic, è stata trasmessa la prima puntata di Kidding, la nuova serie ideata da Dave Holstein con protagonista Jim Carrey.

In occasione dell’ultima giornata del Fest – Il festival delle serie tv che si è tenuto a Milano dall’11 al 14 ottobre, sono riuscito a vedere in anteprima i primi due episodi di questa nuova avventura televisiva di Jim Carrey, che aveva titillato le mie aspettative per svariati motivi.

Il primo riguardava proprio il protagonista, un attore con cui sono cresciuto e di cui ho apprezzato la parabola professionale e personale, dai ruoli comici a quelli drammatici, dal simpatico mattacchione all’attore che entra nei suoi personaggi in maniera talmente viscerale da rischiare affetti e lavori futuri in nome dell’arte (a questo proposito guardate il documentario Netflix Jim & Andy).

Il secondo si incentrava su Michel Gondry, eclettico sceneggiatore e regista – lodatissimo per i suoi videoclip musicali e le sue chicche cinematografiche – chiamato a dirigere alcuni degli episodi di Kidding. Lo stile molto riconoscibile di Gondry, la sua attenzione alle scenografie e la simbologia delle sue precedenti opere mi sembrava adattissima a una serie come questa.

Il terzo era la combinazione dei due fattori: già visti insieme in quel piccolo capolavoro che è Eternal Sunshine of the Spotless Mind, immaginare il regista di origini francesi intento a plasmare le doti dell’attore statunitense per un’altra avventura è stata la mia personale campanella di Pavlov.

Partiamo dalle basi: Kidding non è una serie divertente, quindi non aspettatevi di ridere con la pancia in mano a ogni faccetta di Jim Carrey. Kidding è una tragedia mascherata da commedia. Il che significa, più semplicemente, che la serie affronta un tema dolorosissimo con una certa dose di ironia.

Il protagonista, Jeff Piccirillo, è il conduttore di uno show televisivo per bambini con il nome d’arte di Mr. Pickles, e si trova a dover affrontare un dolore terribile – scoprirete quale nei primi minuti della prima puntata – e a cercare il modo di elaborarlo.

L’enorme successo del suo show ha creato un indotto milionario per sé e per l’azienda a conduzione familiare che lo produce, oltre a incastrare Jeff Piccirillo in un’immagine pubblica – quella di Mr. Pickels – tarata sui bambini, con un linguaggio semplificato, uno spettro emotivo limitato e l’impossibilità di uscire da questo canone ben definito.

Le prime due puntate di Kidding giocano sul conflitto scatenato da questo dualismo, portandolo all’esasperazione e mostando le prime crepe di chi si trova sottoposto a una tale pressione interna.

E quindi passiamo dal dramma alla commedia, dalla gentilezza alla debolezza, dal personale al pubblico senza soluzione di continuità, seguendo Jim Carrey e i suoi due personaggi (Jeff e Mr. Pickles) su questa altalena.

Kidding - Locandina

La serie è interpretata, anche nelle parti secondarie, da attori rodati e di grande esperienza: Judy Greer intepreta la moglie di Jeff, Frank Langella il padre e Catherine Keener la sorella. Tutti bravissimi ma tutti marcatamente sullo sfondo dell’intepretazione di Jim Carrey, vero dominus di Kidding.

È impressionante la capacità di Carrey di interpretare i due personaggi protagonisti rendendo credibili entrambe le manifestazioni che è chiamato a impersonare. La primissima scena della serie è una comparsata di Jeff al Late Night with Conan O’Brien: Carrey impugna un pupazzo a forma di ukulele – Uke-Larry – e canta una canzone sull’importanza dell’esprimere i propri sentimenti (chiave di volta di tutto quello che vedremo nell’immediato futuro). In quei pochi minuti, negli occhi tristi e nel sorriso forzato del protagonista, c’è tutto il tormento, il dolore e le risate (amare e non) che questa serie snocciolerà nelle sue dieci puntate.

Mi chiedo quanto questa intepretazione abbia impattato sulla vita di Carrey e sulla produzione dello show. Nella migliore delle ipotesi, fra qualche anno vedremo un documentario sul tema.

Kidding - Jim Carrey

Dal punto di vista stilistico, Kidding si presenta come un prodotto sperimentale che punta a mettere in scena la mente del protagonista, anche grazie all’allestimento e alle scenografie. Tutto gira (e girerà) intorno al corpo scenico di Jim Carrey, sulla sua capacità di manifestare le emozioni e sulla concretizzazione dell’inconscio del personaggio.

Un’operazione già vista nel già citato e bellissimo film di Gondry del 2004, in cui gli effetti speciali pratici avevano una parte preponderante rispetto alla cgi, perlomeno in alcune scene fondamentali (ad esempio il momento in cui i ricordi del protagonista vengono resettati) ma che, stando a quanto è trapelato nelle scorse settimane, ha intenzione di raggiungere nuove vette.

Le ultime due chicche riguardano da un lato i dialoghi, sempre brillanti e serrati (la scrittura di Dave Holstein sta diventando una garanzia) e dall’altro la sigla, che è stata diversa per ognuna delle due puntate e che – per quanto in maniera semplice e lineare – trasmette tutto lo spirito di Kidding.

Scritto da Felice Garofalo

Legge, guarda, gioca e ascolta. Poi porta in giro la sua opinione non richiesta. È sempre alla ricerca della maglietta perfetta.

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