In una marea di storie dedicate agli zombie e ai non-morti, Santa Clarita Diet riesce a trovare la sua voce risultando una felicissima eccezione in quello che è diventato, se non un genere vero e proprio, per lo meno un sotto-genere dell’horror con cliché e situazioni tipiche tutte sue. In larga parte il merito è nella scelta di raccontare una storia con i toni della commedia famigliare, in larghissima parte il merito è anche della scrittura di Sheila e degli altri protagonisti e dell’alchimia degli interpreti, ma sotto tutto questo si trova pure una caratterizzazione dello zombie, anzi del non-morto, un po’ diversa dal solito.

L’introduzione dell’infezione zombie introduce bene il tono della serie. Sheila mostra tutti i sintomi di un’intossicazione alimentare, se non fosse che la quantità di vomito che spurga è inumana e gran guignolesca, muore e poi torna in vita con una robustissima fame di carne umana. Per sua fortuna il marito Joel la ama non solo finché morte non li separi ma pure se la non-morte li rimette insieme, e la figlia Abbi non si tira indietro nonostante la situazione renda l’adolescenza ancora più incasinata della media.

santa clarita diet

Se la premessa horror è parecchio consolidata (per quanto il veicolo con cui Sheila e altri divengano non-morta è un bel twist umoristico che sottolinea l’anima da commedia della serie, che non vi spoilero perché lo si scopre nella seconda stagione) a staccare Santa Clarita Diet dal resto delle storie a base di zombie non-morti è in larga parte il rapporto tra Sheila e il marito Joel. Si tratta di una coppia che è evidentemente abituata a risolvere i problemi famigliari col dialogo, cercando soluzioni che siano pratiche e di compromesso tra i desideri e le voglie dei due, in un continuo spalleggiarsi a vicenda per darsi forza e andare avanti nonostante le difficoltà.

Quando Joel capisce che la moglie ha necessità di mangiare carne umana per poter vivere, per quanto a fatica, lo accetta ma non se ne fa travolgere, trovando con lei una soluzione che, come accade spesso in storie simili, diventa quella di cibarsi solo di cattivi. Ovviamente non è mai una soluzione senza conseguenze, e in Santa Clarita Diet ogni azione della coppia ha degli effetti immediati o a media e lunga scadenza che li portano di continuo a un passo dall’essere scoperti, in una commistione continua di suspense e commedia degli equivoci. In questo senso la serie sta riuscendo nella non facilissima impresa di avere una trama per ciascuno episodio, una trama per ciascuna stagione e una trama che attraversa tutte e tre la stagioni, dando agli spettatori la sensazione di seguire una storia che sta andando avanti e non un eterno status-quo che si scuote solo un po’.

Chi seppellisce cadaveri insieme invecchia insieme <3

Ottimo legante della serie è il talento comico di Drew Barrymore e Timothy Olyphant, rispettivamente Sheila e Joel. Oyphant, per me una sorpresa non avendolo mai visto alle prese con un ruolo comico, è perfetto nel rendere il perenne stato di stupore misto a paura in cui Joel si trova, dovendo accettare la nuova situazione della moglie e a mantenere un’apparente normalità con i vicini e i colleghi di lavoro. Un bel contraltare all’esuberanza trattenuta a fatica dal personaggio di Sheila a cui l’essere diventata non-morta ha scatenato una voglia di vivere e una frenesia del tutto nuova rispetto al suo passato. Questo è un dettaglio che stacca in qualche modo  la serie dalla solita narrazione dello zombie o non-morto.

Una volta che Sheila inizia a capire cosa le è accaduto e in che modo andare avanti, si rende conto che la sua nuova condizione ha spalancato in lei un desiderio di vita che prima non aveva, o forse aveva ma teneva a freno in quanto donna. Si tratta di una fame non solo di carne umana ma anche di vita e azione, spesso combinata con un appetito sessuale rinnovatocon molta gioia dello scombussolato marito Joel che dopo un primo momento di adattamento e dubbio accetta come sempre la moglie nella sua vita. Per certi versi si tratta di una non-morta nel vero senso della parola, anzi quasi una più-viva almeno nelle emozioni e nelle sensazioni così estreme, più vicine a certi risvegli che di solito si vedono in film su vampiri e licantropi.

E in questo fondamentale cambio di prospettiva che troviamo la parte più interessante e sovversiva di Santa Clarita Diet, il diverso e l’infetto non diventano l’ennesimo modo per tracciare una linea tra “noi” e “loro” ma un messaggio di accettazione del diverso. Normalmente l’amore di Jole verso sua moglie lo avrebbe portato a una orribile morte, perché l’amore è debolezza in un mondo zombificato, ma in questo caso no, gli sceneggiatori sfuggono a una narrazione machista e un po’ fascia della sopravvivenza del più forte, anzi Sheila i nazisti li mangia.

Per ora su Netflix trovate tre stagioni e, considerando quanto è interessante il finale della terza, si spera che venga rinnovata per una quarta stagione.

 

 

Scritto da Davide Costa

Scrivo fumetti e altre cose fiche per Walt Disney, Sergio Bonelli e altre case editrici fiche. Ho una newsletter in cui parlo del mio lavoro, Appunti dal tavolino di un bar, a cui potete iscrivervi qua: http://tinyletter.com/DavideCosta