Qualche tempo fa mi sono ritrovata con un mucchio di tempo libero e poche cose da fare se non ruminare sul divano in pigiama (qualcuno la chiama disoccupazione), e quindi mi è sembrato una buona idea iniziare a guardare Gossip Girl. Non sono mai stata un’appassionata di teen drama, non ho mai visto per intero Dawson’s Creek (anche se ho finto di farlo, alle medie, per non finire bullizzata), ho guardato solo il pilot di One Three Hill durante un corso di drammaturgia all’università (e nonostante ciò mi sono pure laureata), mi sono imbattuta quasi per caso in qualche puntata di The O.C. senza trarne alcun giovamento, per cui mi è sembrato del tutto naturale, a 31 quasi 32 anni, dedicare un mese e mezzo alla visione intensiva delle avventure dei rampolli dell’Upper East Side, solo e unicamente perché me lo proponeva Dio Netflix.

Ho realizzato presto di trovarmi davanti a un’opera monumentale che avrebbe richiesto molta più concentrazione del previsto e io quando inizio una cosa mi ci impegno. Facendo due conti, con una media di 20 puntate da 40 minuti per 6 stagioni, ho trascorso circa 80 ore in compagnia di Gossip Girl: qualche arrivista fissato con la carriera dirà che ho sprecato il mio tempo, e chi sono io per dargli torto?

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Lì dove le case non hanno citofoni

Ma tant’è, dopo essermi armata di una vagonata di sospensione dell’incredulità, ho fatto conoscenza di questo gruppo di amici/fratelli adolescenti dediti al vizio, seguiti per tutta la loro scandalosa giornata dall’occhio impertinente di una blogger misteriosa, la Gossip Girl del titolo, la cui attività è sputtanare un po’ tutti, compresa se stessa, soprattutto nei dettagli più scabrosi. Nella vita vera una bella denuncia alla Polizia Postale non gliel’avrebbe tolta nessuno, ma gli abitanti dell’Upper East Side non sono molto preoccupati dai problemi di privacy, tanto che vivono tutti in appartamenti senza citofoni dove chiunque può entrare e uscire a qualsiasi ora del giorno e della notte.

Non importa che tu sia già a letto, stia mangiando o addirittura non sia in casa: se qualcuno vuole farti visita, non deve far altro che attraversare la tua porta. Ora, se io pagassi profumatamente un portiere di un condominio bene (o addirittura vivessi in un hotel), mi aspetterei come minimo un po’ di controllo del via vai di gente e invece niente, è un perenne Colosseo. Lo stesso succede a Brooklyn dove vive il protagonista Dan Humphrey, quartiere che viene dipinto per tutta la serie come pericoloso e abitato da povery, neanche fosse la periferia di Ostia. Per tutta la serie i protagonisti non faranno altro che: andare a feste e gala, fare shopping, muoversi in limousine e taxi (mai visto un personaggio guidare in prima persona, a parte Skip, e infatti fa un incidente), bere, rubare documenti importanti, cercare di nascondere relazioni, fingersi qualcun altro. Inutile scendere nel dettaglio: più o meno è tutto così.

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Le protagoniste

Ciò che bisogna tenere ben presente riguardo i personaggi di Gossip Girl, uomini e donne, è che sono tutti degli stronzi.  Tutti .

Tra loro, proverò immanente fastidio in particolare per Serena Van der Woodsen, la bionda con problemi di mobilità agli angoli della bocca, che in 17 anni di vita ha sperimentato i quantitativi di droga di un’intera cittadina colombiana, bevuto quantità di alcool paragonabili solo a quelle assunte da un 93enne veneto, sedotto un numero imprecisato di uomini tra docenti, fidanzati delle amiche, amici e conoscenti, finendo addirittura a letto con un ex fiamma di sua madre. Un’attività sessuale e sentimentale incontrollata, per non parlare del numero incredibile di fratelli e cugini (in un caso sorella-cugina) misteriosi che incontrerà nel corso delle sei stagioni, roba che prima di andare a letto con qualcuno farebbe meglio a fare un test del DNA, perché nel suo caso ritrovarsi in un incesto è un attimo. È la migliore amica di Blair Waldorf, reginetta di stile a cui non poteva mancare un seppure accennato disturbo dell’alimentazione. Il suo obiettivo nella vita è incastrare un uomo ricco e altolocato, umiliare gli altri e mandare all’aria qualsiasi opportunità universitaria o lavorativa per amore degli intrighi e degli scandali. Veramente motivante per chi come me al momento non ha un lavoro. Blair sarà il personaggio che più di altri però lascerà un segno dentro di me: da quando l’ho conosciuta guardo il mio armadio con disprezzo e mi sono comprata un abito bon ton che non avrei mai acquistato fino a due mesi fa, temendo di finire con dello yogurt nei capelli dopo il prossimo colloquio di lavoro.

Le coprotagoniste hanno in comune l’essere di base delle brave persone che però vengono afflitte dal morbo di Gossip Girl, trasformandosi nel giro di poche puntate in delle stronze da competizione, anche quando non ce ne sarebbe la necessità, il tutto basato su improbabili problemi di comunicazione nonostante l’uso perenne di cellulari, che come noterà Rufus in una puntata “vengono usati per tutto tranne che per comunicare”. È o non è una deliziosa premonizione di quello che siamo oggi?

In linea teorica alcune donne di potere come la madre di Blair, Lily o Vanessa potrebbero avere dei tratti femministi (imprenditrici, sicure di sé, in controllo di ogni aspetto della propria vita, dominatrici in un mondo maschile), ma il tutto è diluito negli intrighi e nelle troiate in cui si perde la trama e nelle frivolezze e cattiverie di tutti gli altri personaggi femminili. Inoltre il sesso ha un ruolo centrale in tutte le vicende, comprese quelle lavorative, e le azioni dei personaggi sono spesso guidate dagli ormoni più che dal cervello (ricordiamo Serena che chiede a Nate di distrarla a una festa perché non è sicura di riuscire a tenere le mani al proprio posto in presenza di Skip. Una cosa umiliante per tutto il genere femminile e non solo). L’unica che si salva è Dorota, la saggia e paziente governante di Blair, tanto che adesso desidero fortemente una Dorota tutta mia.

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I maschi innamorati

Anche gli uomini escono veramente malissimo dal ritratto umano di Gossip Girl.

Tra resurrezioni, amanti e arroganze varie, nessun uomo per quanto ricco e potente può resistere al fascino delle donne della serie. Possono trattarli male, tradirli, preferirgli altri uomini, ma niente, alla fine l’amore vince sempre sulle peggiori nefandezze che sovente sono costretti a subire e il beneficio del dubbio viene concesso anche a quelle più folli, sadiche e mangiauomini. Esempio simbolo è Rufus Humphrey, che viene tradito dalla madre dei suoi figli, deve aspettare la morte del quinto marito di Lily per poterla riconquistare, raggiunto l’obiettivo verrà blastato in continuazione e trattato come un fallito, sarà mollato di nuovo per il redivivo marito e infine usato da un’attrice di serie B. Bisognerà aspettare l’ultimo minuto dell’ultima puntata per vederlo invecchiato e felice accanto a una nuova donna che si presume sia quella giusta, anche se i costumisti gli riservano un’ultima cattiveria: gli occhiali da zia.

I tre protagonisti principali sono l’aspirante scrittore Dan Humphrey, quello che avrebbe voluto essere diverso, moralmente superiore, ma assolutamente incapace di anteporre il proprio benessere a quello delle donne della sua vita, finendo per occuparsi pure di un neonato non suo a cui rinuncerà con la stessa leggerezza a cui si rinuncia a un grappino dopo il caffè. Avrà una storia più o meno con tutte, ma questo è valido anche per Nate Archibald, l’amico bello e un po’ scemo con un complesso di Edipo grande quanto l’Empire, che risolverà infine fidanzandosi con una minorenne. Il personaggio più di spessore è il villain Chuck Bass, tombeur de femmes ma innamorato solo di una, imprenditore sin dall’età di 16 anni, mezzo alcolizzato (in Gossip Girl non esiste il famoso divieto di somministrazione di alcolici ai minori di 21 anni), vestito sempre con gran gusto pure sui documenti, a metà tra un film di ganster degli anni 20 e alcune delle collezioni più stravaganti di Cavalli, e un timbro di voce da linea erotica.
È anche lui uno stronzo, ma per lucidità, obiettivi e rari ma sorprendenti sprazzi di umanità è il personaggio più tridimensionale e scritto meglio. Gli autori gli riserveranno un finale felice, dopo avergli lanciato addosso tanta di quella merda che ti viene da chiedergli se qualcuno di loro sia stato vessato da un bullo di nome Chuck ai tempi della scuola.

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Il sugo della storia

Ora, ci sarebbe tanto da dire su questa lunghissima serie che affronta svariati temi:  le gerarchie sociali, la genitorialità, il fascino dei soldi e soprattutto quello del potere, l’adolescenza mai davvero spensierata di ragazzi cresciuti nell’opulenza , con Dan novello Gatsby come fulcro centrale di questo romanzo fitzgeraldiano, autore citato a forza durante la quarta stagione per quei telespettatori meno accorti, in un tentativo forse di nobilitare un pattern già stantio: festa-intrigo-lotta-risoluzione-vendetta.

Confesso che durante la quinta stagione la mia attenzione ha cominciato a vacillare e mi sono persa qualche snodo narrativo (per esempio, non avevo notato che Eric fosse stato spedito in Africa), ma penso che gli autori puntassero sull’effetto sfinimento anche al momento di svelare chi fosse Gossip Girl. Non ho avuto il coraggio di spulciare i forum che mettono in evidenza tutte le incongruenze e immagino che non ci sia da farsi troppe domande in merito e prenderla un po’ così, a cazzo di cane (cit.).

Qui viene fuori la più grande differenza tra la serialità di una volta e quella di oggi, dove siamo abituati a serie brevi da consumare in binge watching o comunque a guardarle on demand, nonché a poter rivedere qualsiasi puntata con un click.

Gossip Girl è stato trasmesso in un periodo in cui questo era possibile ma con qualche difficoltà, per cui la coerenza narrativa ogni tanto andava a farsi benedire, tanto ti ricorderai davvero la faccia di quel personaggio quattro stagioni fa, che possa smentire quanto detto nel finale?

Avendo fatto i conti con me stessa e accettando di aver così convintamente impiegato l’ultimo mese e mezzo della mia vita, mi resta qualcosa che ho amato di Gossip Girl: innanzitutto il sollievo nel constatare che i miei amici sono delle belle persone e che se essere ricchi significa comportarsi così, mi godo la mia povertà; i momenti musicali con i Sonic Youth, Florence & The Machine e altre apparizioni celebri e mica da poco; i costumi magnifici da cui è stata tratta anche una linea di moda; le feste incredibili che ti fanno pentire di non essere stato un adolescente un pochino meno nerd e infine i sogni di Serena e Blair che prendono le mosse da tantissimi film celebri e sono i momenti più squisitamente divertenti e intelligenti.

E pensare che questo non è stato nemmeno il più terribile dei miei guilty pleasure (magari una volta vi racconto di quando ho passato una primavera ad ascoltare musica neomelodica).
E forse è ora di cercarmi un lavoro.

Scritto da Chiara Longo