Da piccola sognavo di fare l’avvocata, la veterinaria, poi la scrittrice, la regista, quindi quella che guarda le serie tv e scrive cose intelligenti. Per un periodo ero convinta che mi sarei fatta suora, un mese dopo ero atea. Finito il liceo volevo studiare a Bologna e scappare a Parigi, poi ho vissuto un anno a Firenze, mi mancava il mare e sono tornata da lui. Ho avuto poche ma granitiche convinzioni (sono un capricorno), durate poco e subito rimpiazzate da altre analogamente imperative (sono pur sempre nata di lunedì). Si può dire che il cambiare idea sia praticamente il mio sport della vita, ma le regole le decido solo e soltanto io, quindi risparmiate fiato e smettetela una buona volta di dirmi quando e perché cambierò idea su qualcosa.

Alle persone piace sentirsi in regola, comprese, giustificate, mal comune mezzo gaudio. Alle persone piace particolarmente dire alle femmine come comportarsi, cosa credere, come vivere. “Vedrai quando ti fidanzi“, “Vedrai quando ti trovi un uomo“, “Vedrai che poi ci ripensi“. Ho avuto la fortuna di avere dei genitori dall’approccio liberista, erano giovani, in parte avevano poco tempo, in parte erano illuminati, in gran parte è sempre stato un lavoraccio convincermi di cose di cui non sono convinta (again, capricorno!). Estranei e conoscenti di ogni sorta facevano invece a gara nel chiedermi perché non mi vestissi un po’ più da signorina, perché non portassi i tacchi o il trucco o i capelli pettinati. Tante donne si fregiavano di superiore saggezza nell’ammonirmi che l’amore mi avrebbe cambiata, che improvvisamene avrei avuto voglia di sposarmi in abito bianco e che l’orologio biologico (la più grande truffa mai inventata dalla società umana) mi avrebbe selvaggiamente imposto il desiderio di fare figli.

Mi dicevano “aspetta di avere vent’anni“, poi “aspetta di avere venticinque anni“, poi “aspetta di avere trent’anni, allora sì“, sorvolando con nonchalance sul fatto che gli anni passavano senza che il richiamo dell’utero mi avesse colmato di spirito materno o echi della marcia nuziale. Nel frattempo, l’uomo me lo sono trovato e comunque ho i capelli pieni di nodi, un approccio alla depilazione altamente discontinuo, una marea di trucchi che marciscono in bagno e ancora le idee poco chiare sul quando e se vorrò riprodurmi. Molto semplicemente, avete rotto, anche perché i principali punti che stanno al centro della retorica del “vedrai quando…” non sono le quisquiglie su cui si scherza da ubriachi, tipo i capelli bianchi, gli hangover ormai letali o la legittimità mai ufficialmente smentita dell’indossare i sandali coi calzini. Parliamo di figli, matrimonio, gestione del proprio corpo, che sono sempre e immancabilmente (non lo diremo mai abbastanza) delle scelte! Non sono questioni soggette per sé al passaggio del tempo, sono decisioni che si fanno razionalmente, a qualsiasi età.

Perché esistono ancora tante donne disposte a elargire pareri non richiesti sul futuro decisionale di altre donne? Penso sia dovuto al fatto che esistono ancora tante Serena come in The Handmaid’s Tale, donne che hanno interiorizzato stereotipi, sessismo, imposizioni e discriminazione facendoli propri, o almeno pensandoli come propri. Se a una certa età non sei sposata e non hai fatto figli sei una donna difettosa. Se non curi la tua immagine sottoponendoti a diete, trattamenti e torture varie sei una donna difettosa. Se hai i capelli bianchi e non li tingi sei una donna difettosa. Se dici parolacce e rutti come un portuale sei una donna difettosa. Così ci hanno detto, è così che funziona. Eppure, le Serena a volte incontrano le donne difettose e le vedono felici. Il panico le assale, le certezze crollano, ma allora potevano vivere una vita degna anche senza la ceretta brasiliana? Impossibile! Quelle donne difettose devono assolutamente rientrare nei ranghi, non perché siano una minaccia, ma perché sono la testimonianza vivente di quanto sbattimento le Serena si sono sorbite per nulla.

Quando una donna ti dice “vedrai quando avrai la mia età” probabilmente sta un po’ morendo dentro, perché spera che la tua vita anomala si uniformi alla sua, rendendola quella giusta, quella corretta, quella come Dio comanda, l’unica possibile. Le Serena sono vittime spesso inconsapevoli che parlano per lenire un terribile senso di insicurezza. Hanno rotto, ma mi provocano anche un profondo senso di tristezza, vorrei abbracciarle e dire loro che va tutto bene anche se non hanno avuto la vita che si sarebbero scelte senza tutte le pressioni di un mondo patriarcale di merda.

Ho undici tatuaggi di cui non mi sono mai pentita, sono vegetariana da diciassette anni, sto con la stessa persona da quasi dodici, non ho mai voluto sposarmi, sono grassa e non mi interessa smettere di esserlo, compro i vestiti anche nella sezione maschile dei negozi, se non ho voglia di truccarmi non mi trucco, se non ho voglia di depilarmi non mi depilo, ho portato i sandali con i calzini e me ne sono pentita. Sono una roccia immutabile per molte cose, cambio idea in continuazione per molte altre, ma non per far sentire gli altri in pace con loro stessi.

Scritto da Eva Cabras