Il 3 marzo 1997 (esattamente ventidue anni fa) su MTV vediamo Daria Mongerdorffer trasferirsi da Highland, la città di Beaves and Butt-head, a Lawdale con i suoi genitori e sua sorella Quinn. Nella vecchia scuola aveva a che fare con i due idioti metallari della bro-culture che spesso la chiamavano Diarrhea.

Doppiata in Italia da Marina Massironi, lo show nasce dalle menti di Glenn Eichler e Susie Lewis Lynn che raccontano di aver sentito la mancanza di figure femminili nei cartoni animati: «Il suo ruolo era quello di essere una presenza che non fosse un oggetto sessuale anzi, Daria è orgogliosa della sua intelligenza» e rompe gli stereotipi di quegli anni dimostrando che essere brillanti, seri e nerd è bello.

Daria, in onda dal 1997 al 2002, è stato il programma di animazione più longevo di Mtv, superando Beavis and Butt-head e Celebrity Deathmach.

La famiglia di Daria è composta dalla madre Hellen, una donna in carriera costantemente al telefono, il padre Jake che lavora da casa patendo la disparità professionale con la moglie e dalla sorella Quinn che si interessa quasi esclusivamente del suo aspetto e che non dice mai agli amici di essere la sorella di Daria (al massimo una cugina di terzo grado) perché se ne vergogna.

È lei stessa a descrivere la propria famiglia in venticinque secondi durante una seduta dal terapista.

«La mamma è risentita per il fatto che deve lavorare così duramente, il che oscura la sua volontà sul fatto di voler davvero lavorare così duramente. Papà è colpevole di essere meno motivato della mamma, ma pensa che sia sbagliato sentirsi così, quindi si nasconde dietro una cortina di fumo e di ignoranza. Quinn indossa la superficialità come un’armatura, perché ha paura di guardarsi dentro e di trovare assolutamente nulla. E io lavoro attivamente per far sì che le persone non mi piacciano, così non mi sentirò male quando lo faranno. Posso andare ora?»

Con anfibi, occhiali tondi oversize (che oggi sarebbero terribilmente di moda) e le risposte sarcastiche ai commenti sessisti, Daria emerge come la voce femminista di cui avevamo bisogno in quegli anni. Se assisteva a un’ingiustizia aveva sempre qualcosa da dire, pensava in modo critico e rimaneva sempre fedele a sé stessa.

Qui, per esempio, risponde con il suo proverbiale sarcasmo a due ragazzi, quando trollare non era ancora così di moda.

«Vi stavamo aspettando. Siamo nate in questa stanza, cresciute in questa stanza e pensavamo di morire qui, sole. Ora che siete arrivati voi le nostre vite potranno ricominciare di nuovo.»

Ricordo un episodio in cui Quinn, che è considerata la ragazza più bella della scuola, si convince di aver bisogno di un intervento di chirurgia plastica. Quinn, incredibilmente, chiede alla sorella di accompagnarla dal medico che, non solo le dice che dovrebbe di cambiare tutto di sé, ma suggerisce alcune modifiche per Daria. Ma lei, nonostante i sentimenti negativi nei confronti della sorella, mette da parte tutto e le dice: «Non c’è niente di sbagliato in te, fisicamente. Sei perfetta»

Insegnandoci così che bisogna rimanere unite e che la sorellanza, letterale e metaforica, si deve manifestare soprattutto di fronte alle difficoltà.

Il rapporto di amicizia più bello di tutto lo show è sicuramente quello tra Daria e Jane Lane.
Le due si conoscono perfettamente, sanno prendersi in giro e vedono il meglio l’una dell’altra, sempre con ironia e saggio cinismo. Non hanno paura di dirsi la verità anche se fa male, si incoraggiano, si spronano a essere persone migliori e spesso ricordano alle loro spettatrici adolescenti che c’è di più nella vita che essere la fidanzata di qualcuno.

Quando non discutono di esistenzialismo guardano il programma spazzatura Sic Sad Word (in italiano “Questo triste mondo malato”), lo show-in-a-show che predisse l’ascesa del clickbait, annunciando notizie sensazionalistiche inutili e assurde:

«Il tuo casellante indossa dei pantaloni? Una gonna? O niente a parte un sorriso?»

E ancora: «I microbi fanno sesso nella tua acqua potabile?»

Daria è ancora uno show attuale perché i problemi degli adolescenti sono gli stessi: amicizie, amori, accettazione, insicurezze ed è il modo in cui parla di razza, genere e identità a essere cruciale.

Durante la cerimonia dei diplomi ci ricorda di guardare il mondo con acuto scetticismo:

«Rimanete fedeli in ciò in cui credete finché logica ed esperienza non vi contraddicono. Ricordate che quando il re sembra nudo vuol dire che lo è e che verità e menzogna non sono quasi la stessa cosa. Infine non c’è aspetto, risvolto o momento della vita che non possa essere migliorato con della pizza»

Scritto da Loretta Da Costa Perrone

One Comment

Non è possibile commentare :(