Il binge watching è diventata una pratica talmente diffusa da aver fatto entrare l’espressione nell’immaginario collettivo: le piattaforme di streaming si contendono autori ed esclusive, mentre i canali televisivi classici aumentano i budget dedicati alle serie in maniera vertiginosa.

Accanto a questo mercato, ne esiste un altro: non paragonabile, perlomento per la portata economica, a quello delle major del settore ma sicuramente comparabile per la qualità della scrittura e l’originalità delle idee. A questo va aggiunto che le web serie hanno l’innegabile vantaggio di durare di meno ed essere dei classici contenuti snack, da recuperare ovunque possibile (e quindi, anche per questo motivo, ampiamente diffusi).

In questa quarta puntata di Da dove comincio, ho fatto la mia personale selezione di web serie, concentrandomi su quelle italiane, per consigliarvi i prodotti che reputo migliori, almeno per approcciarsi al tema.

Buona lettura e buona visione!

Freaks

Una serie di fantascienza trasmessa a partire dal 2012 scritta e diretta da Claudio Di Biagio, Matteo Bruno e Guglielmo Scilla, Freaks è il classico esperimento nato dall’idea di alcuni youtuber e che quindi – almeno per la prima stagione – vedo un grande dislivello tra la passione, la bravura e l’impegno di tutto il cast e il risultato finale. Intendiamoci, Freaks è una bella serie, è solo che la differenza tra la prima e la seconda stagione (in cui sono arrivati i soldi degli investitori resisi conto che il progetto aveva un certo valore!) si nota.
Otto episodi per la prima stagione, dodici per la seconda, una durata che va man mano aumentando, assestandosi poi sui ventiquattro minuti, è una serie che va vista perché ha una trama solida, una recitazione discreta e perché è stato il primo esperimento così audace, almeno qui in Italia.

Ritals

Cambiamo completamente genere per un fenomeno nato negli ultimi anni. Ritals nasce dall’idea di Svevo Moltrasio e Federico Iarlori, due expat italiani a Parigi (in cui gli italiani vengono chiamati, appunto, Ritals) e racconta le disavventure dell’adattamento a una realtà nuova. Questa serie ha avuto una progressione qualitativa impressionante, perlomeno per quanto mi riguarda: è partita con i classici tormentoni sulle differenze tra Roma (e l’Italia) e Parigi (o la Francia), la mancanza di sole, il buon cibo, gli aperitivi striminziti, l’educazione, la lingua, le case e così via e poi è esplosa mostrando le abilità registiche degli autori e la loro conoscenza enciclopedica della storia del cinema. La seconda stagione, in particolare, ha evidenziato il cambio di passo, citando film e omaggiando grandi registi, in un’escalation qualitativa che ha pochi eguali.
Le stagioni successive – per adesso siamo arrivati alla quarta – sono stati sempre all’insegna del divertissement e della citazione, lavorando anche sullo sfondamento della quarta parete e sulla costruzione di un personaggio su youtube, che spesso viene confuso con la persona che lo interpreta.
Una serie da vedere perché è anche divertente, oltre che tremendamente ben fatta.

The Jackal – Vrenzole e Lost in google

I The Jackal sono quanto di meglio ha prodotto youtube negli ultimi anni, capaci di reinventarsi ogni volta, utilizzando lo strumento – intenso come il video, il linguaggio cinematografico ma in senso lato anche la rete – in maniera innovativa, dirompente e sempre sorprendente (e scusate l’orrenda rima!). Lost in Google è tra i loro primi lavori, datato ormai 2011 e racconta di come, cercando la parola Google sull’omonimo motore di ricerca, si diventi testimoni di fatti apparentemente inspiegabili. Un mix di intelligenza, humor e bravura a cui difficilmente resisterete.

Sempre dallo stesso gruppo di youtuber nasce Vrenzole, un’idea e una realizzazione semplice che più semplice non si può: due persone che si parlano da un balcone all’altro, imitando voci, gestualità e argomenti delle matrone napoletane. Da vedere perché Ciro Priello raggiunge livelli inenarrabili di immedesimazione e perché così scoprirete, finalmente, qual è la definizione di Vrenzole.

Under the series

Under – The series

In chiusura, un progetto interessante perché va al di là del singolo mezzo espressivo: Under – The series nasce, infatti, dal romanzo distopico di Giulia Gubellini ambientato in un futuro non troppo lontano, in un’Italia distrutta dal default economico e in mano a un’Autorità Provvisoria di stampo militare che, per fronteggiare la crescente ribellione delle masse popolari, ha messo a punto una speciale arma di dissuasione, ossia l’esecuzione di 13 ribelli in diretta tv con un format in stile reality show chiamato, appunto, Under.
Alla regia troviamo Ivan Silvestrini, sempre attento ai dettagli e già in grado di tratteggiare personaggi e situazioni col suo personalissimo stile. Il progetto di Under è stato molto interessante perché la prima puntata della serie è uscita in contemporanea con il libro, in un’ideale staffetta che ha lo scopo di offrire al lettore e allo spettatore un’esperienza che si completa con l’altro mezzo espressivo.

Bonus: a un certo punto sono stato tentato di inserire in questa lista The Lady, quell’orrendo capolavoro del trash italiano nato da un’idea di Lory Del Santo. Ho deciso di evitare perché, per quanto possa essere divertente vedere un progetto nato male, sviluppato peggio e recitato ben oltre il limite del grottesco, quella serie ha avuto fin troppa visibilità. E scusate lo snobismo.

Detto questo, una volta viste queste serie e apprezzato il format, potete rivolgervi al mercato internazionale, foriero di molte serie interessantissime.
Ma questa è un’altra storia, a cui dedicheremo il giusto spazio più avanti.

Scritto da Felice Garofalo

Legge, guarda, gioca e ascolta. Poi porta in giro la sua opinione non richiesta. È sempre alla ricerca della maglietta perfetta.