Molto spesso, nelle conversazioni tra amici, suoi forum tematici, sugli amati e odiati social network, sono incappato nello spaesamento di chi, approcciandosi per la prima volta a un dato genere, autore o medium, non sapesse proprio come barcamenarsi.

Viviamo, per fortuna, in un mondo in cui c’è una sovrapproduzione di prodotti dell’intrattenimento tale che orientarsi anche solo per scegliere un film da vedere a casa diventa difficile. Figuriamoci avvicinarsi a qualcosa di nuovo.

Eccoci quindi arrivati al perché di questa rubrica, che già dal titolo avrebbe dovuto darvi un’idea: un modo per tirare fuori vecchi titoli e passioni sopite, una scusa per rileggere e rivedere qualche classico e le ultime novità ma anche per discuterne insieme.

Oggi si parla di film a tema zombie, un classico che ha scavalcato generi e generazioni e ultimamente ha raggiunto anche il grande pubblico, principalmente grazie alla serie tv The walking dead, tratta dalla pluripremiata omonima serie a fumetti nata dalla fervida immaginazione di Robert Kirkman. Volendo per farvi una cultura potete anche comprarvi il libro Zombie walk. L’irresistibile ascesa di un mostro senza qualità.

La notte dei morti viventi

La notte dei morti viventi – George Romero, 1968

In questa particolare materia, quando parliamo di capostipite, non ci son controversie o correnti.
Questo è IL film quando si parla di zombie.

Prima di allora, infatti, il risveglio dei cadaveri era sempre stato legato alla magia nera o al voodoo. Romero ebbe questa intuizione da cui il cinema non si è più affrancato: i morti camminano sulla Terra a causa di un misterioso virus diffusosi non si sa come (a un certo punto di parlerà anche di un meteorite). Su questo semplice assunto sono state ore di pellicola, negli ultimi sessanta anni.

Girato in un inquietante bianco e nero, l’opera di Romero arriva in maniera dirompente nelle sale di tutto il mondo in un anno che è stato fondamentale per lo sviluppo della società moderna. Negli anni a seguire il film venne classificato anche come un’opera dal sottotesto politico molto chiaro: lo zombie rappresentava l’uomo moderno, schiavo del consumismo e della massa, forte solo quando si trova in mezzo alla folla, inutile, lento e ottuso quando affrontato da solo (un’altra chiave di lettura, invece, vedeva negli zombi i capitalisti, capaci – in nome del profitto – di qualsiasi atto, compreso il cannibalismo).

Inutile dirlo, una parte della critica lo stroncò, a causa degli effetti speciali considerati troppo crudi. Oggi gli stessi effetti farebbero ridacchiare un bambino.

Bonus: guardatevi tutta saga diretta del regista statunitense. Dopo La notte dei morti viventi, passate a Zombie, diretto ben dieci anni dopo e quindi a Il giorno dei morti viventi, del 1985. A questo punto fate una pausa, così come fece Romero, e poi riprendete con La terra dei morti viventi (2005), Le cronache dei morti viventi (2007) e, infine, L’isola dei sopravvissuti, per salutare il maestro con il film conclusivo di una saga leggendaria. Le ultime tre non sono opere seminali come i primi film – inizialmente considerati una trilogia e si sa, sulle trilogie i dibattiti non finiranno mai! – ma hanno pur sempre il tocco di George Romero, stavolta condito da effetti speciali allo stato dell’arte.

28 giorni dopo

28 giorni dopo – Danny Boyle, 2002

Un balzo temporale notevole, per approdare a un film che è stato altrettanto importante per il filone morti che camminano.

Certo, qui gli zombie non sono propriamente morti viventi ma persone ammalatesi di una forma estremamente contagiosa di rabbia. Certo, non camminano ma corrono – e qui tanti puristi hanno storto il naso – ma parliamo comunque di un film in cui la civiltà come la conosciamo è scomparsa a causa di una malattia che rende i pochi sopravvissuti le prede di orde fameliche di rabbiosi contagiati.

La modernità del titolo di Boyle si vede tutta, in questa recente rilettura del genere: la sua regia, fatta di stacchi veloci e ritmo serrato, è perfetta per dare al filone dei morti che camminano un nuovo slancio. In questo caso, il citazionismo diventa una componente fondamentale dell’opera e quindi il regista affonda a piene mani sia nel linguaggio videoludico (non dimentichiamo che la saga di Resident Evil ha spopolato, nel frattempo) sia nei classici cinematografici – Romero su tutti.

Un film diverso dal primo della lista sotto tanti punti di vista ma ugualmente fondamentale per chi si sta avvicinando al genere: se avete amato Romero e vi siete affezionati agli zombi, non potete non guardare le interpretazioni di alcuni dei migliori attori britannici, da Cilian Murhpy (amatissimo poi da Nolan) al monumentale Brendan Gleeson (che i più giovani ricorderanno per la sua parte nella saga di Harry Potter), passando per Christopher Eccleston (una delle recenti incarnazioni del Doctor Who) e Naomie Harris (truccatissima per la parte della dea Calypso in Pirati dei Caraibi).

Splatters

Splatters – Gli schizzacervelli – Peter Jackson, 1992

Prima de Il signore degli anelli, Peter Jackson si divertiva a fare film splatter trash. Gli schizzacervelli è il suo terzo film, il secondo che entra a gamba tesa nel genere, dopo Fuori di testa, del 1987.

Se siete arrivati a questo punto, avete visto almeno un paio di classici e vi siete spaventati con un horror moderno, quindi siete pronti a una divertente digressione nel genere. In apparenza, Jackson cazzeggia con il genere horror, esagerandone ogni stereotipo: in realtà, il regista neozelandese compie un’operazione molto, molto seria. Così come è impossibile disegnare una caricatura se non si possiedono le basi del disegno realistico, allo stesso modo non è possibile divertirsi a prendere in giro un particolare genere se non si conosce a menadito il genere stesso e il medium di riferimento.

Gli schizzacervelli è, tanto per cambiare, un film che racconta di un’epidemia diffusasi a partire da un morso di un animale (una scimmia, in questo caso). I contagiati – per prima la madre del protagonista – sono affamati di cervello e disposti a tutto pur di nutrirsi.

Tutto regolare, in apparenza. Per fortuna, non è così: ogni scena, ogni situazione è volutamente esagerata. La putrefazione dei corpi è mostrata con membra cadenti e pus a fiumi. Gli zombi strappano membra come fossero grissini, facendo fuoriuscire litrate di sangue (sul set ne sono stati usati più di cinquecento litri). Vi dico solo, come ciliegina sulla torta, che una delle scene chiave scena prevede l’utilizzo creativo di una falciatrice.

La critica, stavolta – forse più preparata al genere rispetto agli anni precedenti – colse il risvolto politico della pellicola: la distorsione dei primi piani grazie all’uso del grandangolo, il contrasto tra l’apparente perfezione della madre del protagonista e la fine che le viene riservata sono tutti elementi funzionali alla critica nei confronti della famiglia, del sesso, del razzismo e di tanti altri aspetti della società piccolo borghese. Ovviamente questo non vuol dire che il film fu un grande successo commerciale ma almeno permise a Jackson di vincere una serie di premi, divertirsi dietro la macchina da presa e avvicinarsi al mondo delle grandi produzioni.

Senza Splatters, forse, non ci sarebbe stata la trilogia de Il signore degli anelli.

Scritto da Felice Garofalo

Legge, guarda, gioca e ascolta. Poi porta in giro la sua opinione non richiesta. È sempre alla ricerca della maglietta perfetta.

One Comment

  1. […] Nello stesso anno, gli amanti dei film di zombi hanno potuto ammirare Rec, produzione spagnola che ha fatto tanto parlare di sé per la crudezza delle immagini e la capacità di coinvolgere lo spettatore. Sempre per rimanere a tema zombi, anche il maestro George Romero ha voluto cimentarsi col found footage: nel 2007, infatti, ha tirato fuori Diary of the Dead – Le cronache dei morti viventi, quinto film dell’esalogia sui morti viventi inaugurata nel 1968 (ne abbiamo già parlato qua). […]

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