Esistono luoghi che entrano a far parte del nostro immaginario (personale e collettivo) senza che li abbiamo nemmeno mai visti dal vivo: chi non ha mai passeggiato per New York o Los Angeles da turista meravigliandosi di come tutto gli sembrava familiare pur essendo la prima volta che li visitava?

Il cinema e la televisione ci hanno abituato ad ambientazioni che sono spesso ricorrenti – le strade di Brooklyn, la campagna britannica, i vicoletti parigini – in così tante opere da creare in noi una sorta di archivio della memoria immaginaria, in cui questi luoghi anche se distantissimi da noi diventano familiari, parte della nostra esperienza, tanto da lasciarci in qualche caso anche un po’ delusi quando li visitiamo sul serio.

Grazie alla potenza dello schermo siamo stati a Buckingham Palace, in Alaska, in Transilvania, in Nuova Zelanda e ci siamo stati spesso in epoche ben lontane dalla nostra, vivendo attraverso l’immaginazione di registi, sceneggiatori e scenografi un’idea del passato che sia pur spesso non proprio aderente alla realtà, è diventata più vera del vero nei nostri ricordi.

 

Alcuni di questi luoghi ci sono familiari nel vederli anche se non sappiamo quali sono quando li guardiamo sullo schermo: è il caso di molti luoghi che fanno parte dell’immaginario culturale americano, profondamente inseriti nella storia degli Stati Uniti tanto da essere dati per scontati nella sceneggiatura e spesso decontestualizzati totalmente per uno spettatore italiano.

Uno di questi luoghi è la zona della Catskill Mountains, che rappresentano una fetta fondamentale della storia e della cultura ebraica americana e che probabilmente avete visto rappresentati in moltissimi film e serie TV senza neppure accorgervene.

Vi sorprenderebbe sapere ad esempio che Bethel, la cittadina in cui ebbe luogo il Festival di Woodstock, si trova proprio sulle Catskill e che Dirty Dancing è ambientato in uno dei resort che tra il 1920 e il 1970 prosperarono nella zona, comunemente chiamata anche Borsch Belt? E l’elenco potrebbe continuare: Tootsie, Lolita, Come Eravamo, e moltissime altre pellicole americane hanno sfruttato il fascino di questo territorio montuoso e verde nell’Upstate New York come ambientazione, spesso rievocandone i fasti come destinazione turistica che risalgono a parecchi decenni fa.

 

La Borsch Belt, detta anche Jewish Alps (che comprendeva le contee di Sullivan, Orange e Ulster nello stato di New York) è stata infatti per quasi 5 decenni uno dei luoghi di vacanza più famosi degli Stati Uniti, popolata di campeggi e villaggi turistici che si rivolgevano principalmente a un pubblico di ebrei newyorchesi.

Ricchi borghesi alla ricerca di una vacanza non troppo lontana dalla città, certo, e che consentisse facili spostamenti (spesso le famiglie restavano in vacanza tutta l’estate mentre i mariti facevano la spola tra le Catskill e New York), ma c’era anche un lato oscuro: dalla fine del diciannovesimo secolo e fino agli anni ’60, gli ebrei erano esclusi dalla maggior parte dei country club e dunque, necessariamente, finirono per creare club e luoghi di vacanza su misura della propria comunità.

Già immortalata ben prima degli anni ’20 come luogo selvaggio e meraviglioso da pittori come William Henry Bartlett e scrittori come H.P. Lovecraft, la zona delle Catskill era sede già dal 1824 del primo Grand Resort Hotel degli USA, il Catskill Mountain House, ma raggiunse il suo periodo di massimo splendore negli anni ’50 e ’60, periodo nel quale si contavano 538 hotel, 2.500 villaggi di bungalow, 1.000 case in affitto e 21 campi da golf. Man mano che gli americani di origine ebraica compravano terreni e si trasferivano lì, infatti, si sviluppò una comunità che inesorabilmente “prese il controllo” della regione; nacquero così i grandi resort come Grossinger’s, Kutsher’s, il Concord, il Nevele, pionieri della vacanza all inclusive che comprendeva attività, 3 pasti al giorno, alloggio, insomma tutto ciò che oggi si può trovare in un villaggio Valtur o in Club Med.

Dirty Dancing

Il Kellerman resort in cui è ambientato Dirty Dancing era modellato sul più famoso, Kutsher’s, attivo per più di 100 anni e che nell’epoca d’oro non solo ospitava un numero enorme di famiglie, distribuite nei circa 13.000 acri, ma era anche sede di moltissimi spettacoli: comici, cantanti, star del cinema passavano infatti, ogni estate, quasi obbligatoriamente per le Catskill.

Elizabeth Taylor inaugurò nel 1958 la piscina di Grossinger’s, Debbie Reynolds e Eddie Fisher erano clienti regolari, Muhammad Ali e Rocky Marciano tenevano i loro allenamenti estivi da Kutsher’s ma soprattutto, la Borsch Belt divenne il catalizzatore di una popolazione di stand-up comedians alla ricerca di ingaggi estivi, molti dei quali di origine ebraica e quindi perfettamente integrati nell’ambiente.

Woody Allen, Rodney Dangerfield, Jerry Seinfeld, Henny Youngman, Sid Caesar, Billy Crystal, Buddy Hackett, Gabe Kaplan, Andy Kaufman, Joan Rivers, Jerry Lewis: la lista di comici che si sono esibiti nei resort delle Catskill è infinita ed è quindi facile capire perché anche la seconda stagione di The Marvelous Mrs. Maisel abbia deciso di trasferirsi per l’estate nell’Upstate New York. È proprio in uno di questi resort (l’immaginario Steiner’s, in realtà lo Scott’s Family Resort di Deposit, NY) che tutta la famiglia Maisel, come nella migliore tradizione delle Jewish Alps, si trasferisce per due mesi, ed è al Concord che Midge si esibisce per la prima volta davanti a un pubblico diverso da quello dei fumosi caffé newyorchesi esattamente come facevano i comedian dell’epoca.

 

La potenza iconica di questi luoghi e il loro significato per migliaia di persone che a volte per decenni hanno passato lì intere estati è incalcolabile, molto difficile da comprendere per chi non è americano o ancor meglio newyorchese e abituato a dare per scontata l’associazione tra le Catskill e la storia della stand up comedy, o tra le Catskill e uno stile di vacanza lussuosa ma famigliare, specchio di un’epoca in cui non esistevano né i viaggi aerei né la ribellione adolescenziale come oggi la conosciamo e si poteva passare l’intera vita in vacanza nello stesso luogo, una “casa lontano da casa” in cui si arrivava da piccoli e si finiva per portare anche i proprio figli.

La Borsch Belt è una delle grandi icone dell’età dell’innocenza dell’America, quegli anni ’50 e ’60 idealizzati, riveduti e corretti (soprattutto da opere create successivamente) alla luce del mito della famiglia e delle tradizioni, di una semplicità di valori e di relazioni che visti con l’occhio del presente sembrano ideali irraggiungibili. La realtà, come sappiamo, era ben diversa: sia perché le Jewish Alps erano figlie dirette dell’antisemitismo, sia perché l’idea che quel periodo fosse scevro di problematiche è tremendamente ingenua, e ce lo mostra lo stesso The Marvelous Mrs. Maisel mettendoci di fronte al quadro di una società spietata sia con le donne che con gli uomini, fatta di rigide distinzioni tra generi, classi sociali e culture.

dirty dancing

Le Catskill vivono nella memoria collettiva come la fotografia photoshoppata di un momento storico che a tutti gli effetti non è esistito nella realtà ma è diventato un mito sedimentato nell’immaginario culturale; non solo nell’esperienza diretta di chi le ha vissute e lo identifica come il posto di vacanze dove si fanno le prime esperienze, legato a ricordi positivi e giocoforza edulcorati dal passare del tempo, ma anche come un equivalente Made in Usa della Riviera Romagnola, della Versilia o di Cortina negli stessi periodi – l’immagine di un momento storico di benessere che a ricordarlo adesso, ci sembra così semplice.

Un momento che è arrivato alla fine circa a metà degli anni ’60: il vero declino dei resort delle Catskill, infatti, si può datare circa dal 1965 in poi, quando i voli iniziarono a costare poco ma soprattutto la controcultura iniziò a cambiare il modo di pensare delle nuove generazioni: fu proprio Woodstock, in un certo senso, a dichiarare il declino di quei luoghi con una vera e propria “occupazione” da parte degli hippies di un territorio che non era attrezzato né per ospitarli, né per capirli. E in Dirty Dancing (ambientato nel 1963, sull’orlo della fine per l’epoca d’oro della Borsch Belt), è alla voce di Max Kellerman, il proprietario del fictional resort, che è affidata la sintesi del clima di cambiamento che si respirava: “Stavolta sembra che tutto stia per finire. Credi che i ragazzi vogliano ancora venire qui con i genitori a prendere lezioni di fox-trot? Vogliono andare in Europa, ecco cosa vogliono,ventidue nazioni in tre giorni!”.

Eppure i resort, sia pure pieni di debiti, resistettero ancora per più di due decenni: il Grossinger chiuse nel 1986, il Concord nel 1998 e Kutsher’s addirittura nel 2013. Decaduti e ormai abbandonati alla natura, gli hotel delle Jewish Alps sono rimasti per anni un monumento a un’epoca che non esiste più e a un boom economico che questa zona non ha mai più sperimentato.

La buona notizia è che i turisti hanno ricominciato ad arrivare negli ultimi anni, certo non numerosi come negli anni d’oro ma la moda delle vacanze nella natura, gli hipster e una serie di festival nati nelle cittadine della zona sembrano aver rivitalizzato l’interesse verso le Catskill, ricongiungendo idealmente il presente e il passato di questo paradiso naturale dalle infinite potenzialità iconiche.

Scritto da Eugenia Fattori