Faccio parte di una generazione che ha visto innescare la scintilla di internet prima che ci esplodesse tra le mani come la batteria di un telefono difettoso.
Ogni tanto mi piace stupire i più piccoli dicendo “Sai? Sono abbastanza vecchio da ricordare il mondo prima di internet, che per loro dev’essere tipo quando io immaginavo un mondo senza riscaldamento o il telefono, spettri di epoche in cui alcune case avevano il bagno su piano.

L’invenzione di internet è stata un po’ (e in effetti è proprio così) scoprire assieme il telefono e l’elettricità: qualcosa che ha avuto un impatto enorme sulle nostre vite, ma che oggi diamo per scontato, nonostante manchi in molte zone del mondo. Ricordo le mie prime connessioni con modem a 33.6 kbyte al secondo che sapevano di libertà almeno quanto poter andare in due in motorino lontano dagli occhi dei genitori, oggi quel motorino è diventato un’auto molto veloce che non tutti riescono a guidare, perché se la sono trovata nel garage prima di avere la patente e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Vivo su internet, al suo interno trovo lavoro, posso esprimere me stesso ed essere letto da molte persone, ma allo stesso tempo ha impoverito la mia professione, permette a ogni rigurgito d’odio di uscire allo scoperto. Internet è lo strumento più potente della storia dell’umanità per questa sua ambivalenza, perché ci metto di fronte a possibilità infinite e fa uscire allo scoperto ciò che siamo veramente, il che può sembrare paradossale nell’era dei social costruiti per dare la migliore immagine possibile di noi stessi.
Puoi usarla per seguire un corso della Pixar sul disegno, insultare qualcuno per le sue idee, fingerti qualcun altro oppure fare un lavoro che 5 anni fa non esisteva. Sei tu a decidere.

30 anni fa non immaginavamo che una rete per far comunicare le università sarebbe diventato questo e non sappiamo di cosa sarà capace tra 60 anni. Forse è questo il più grande potere di internet: essere una invenzione che si reinventa e che apre porte sempre nuove. Internet sei senza dubbio migliorabile, piena di stronzi e spesso mi distrai dal mio lavoro, soprattutto da quando hai generato il tuo figlio più rumoroso: i social network, ma tutto sommato ti voglio bene. Per citare tuo padre Tim Berners Lee: “Celebriamo quanto siamo andati lontano e cogliamo l’opportunità di riflettere attorno a quanto lontano dobbiamo ancora andare”.
Lorenzo Fantoni
Internet user since 1995
Sono nata con internet. E non intendo essere così talmente giovane da essere stata partorita via WiFi con lo smartphone già in mano, no. Sono la sua coetanea, una sua compagna di culla. La mia persona(lità) è nata non appena ho collegato un cavo al telefono e poi al PC; che poi mi sono sempre chiesta perché, questo mondo, passasse da lì, da una cornetta. All’epoca il Cioè e Ragazza Moderna scrivevano di dare i dati falsi e non dire mai la verità a nessuno, di usare le chat come un gioco. Sento la risata di Mark Zuckerberg sin da qui. Vorrei andare da quelle redattrici a dire loro che senza quelle chat io mica avrei trovato l’amore. L’amicizia. Un tetto sotto la testa. Un lavoro. Una via di fuga da un alienante paesino in provincia di Messina.

L’invenzione di internet sarebbe rimasta così, uno strumento utilissimo all’uomo, una banca dati e una fonte di conoscenza. Ciò che ha cambiato tutto è stata la sua diffusione, che ci ha portato rapidamente dal condividere pareri su un forum a spiegare alle mamme come si mandano le emoji, ché poi una volta si chiamavano ‘emoticon’. Ricordo le mie prime connessioni, il rumore della 56k. Le attese di giorni per scaricare una canzone in formato .mp3, che – tra l’altro – dopo anni di fallimenti prendeva il volo e segnava un punto di svolta nell’industria musicale (leggi: pirateria). Ma questa è un’altra storia e c’entrano Winamp e WinMX.

Vivo su Internet, al suo interno lavoro, esprimo me stessa attraverso la scrittura da quando ho avuto la possibilità di connettermi: dalle chat in IRC, ai mai abbandonati forum, approdando sui social network come due miliardi di utenti sulla terra. Due miliardi. Chiamarlo strumento sarebbe ormai troppo limitante: internet è vita. Siamo umani fatti di pixel, parole e simboli che diventano algoritmi, siamo noi o qualcun altro, una maschera o ciò che siamo davvero.

30 anni fa non immaginavamo di trovarci qui a poter ascoltare un catalogo fatto di milioni di brani, dopo aver visto un film dal browser e aver prenotato una pizza dall’app, pagando ovviamente via PayPal. E l’amore, poi, che ce lo diciamo a fare: chi l’avrebbe mai detto che avremmo trovato persone che avremmo considerato famiglia, che avremmo sposato o fatto entrare nella nostra sfera intima? Se lo sapesse la redattrice del Cioè, chissà che ne direbbe. Mi piace immaginarla mentre guarda Netflix, sposata con qualcuno/a conosciuto/a sul web. Sai che ironia, canterebbe Alanis Morrissette.
Anna Sidoti
Internet user since 2003

Scritto da Redazione