E dunque hai scritto qualcosa di indifendibile, lo hai dichiarato in una intervista oppure lo hai addirittura pronunciato ad alta voce in televisione e lo screenshot (o il filmato) del tuo capolavoro sta già facendo il giro dei social, mentre il tuo account messenger esplode di commenti indignati. Tranquillo, non ci interessa ciò che hai detto, oggi è molto facile fare arrabbiare qualcuno, soprattutto se fino a poco tempo fa nessuno ti ha fatto notare quanto imbarazzo generi ogni volta che apri bocca. Tutto ciò che conta adesso è uscirne vivo, magari ancora con un posto di lavoro. Non aver paura comunque! Di questi tempi è più facile di ciò che sembra.

Non fare nulla

Potrà sembrare assurdo ma la cosa migliore che poi fare di fronte a un polemicone social è stare fermo e lasciare che ti passi attraverso come uno tsunami di guano. Non spiegare, non chiarire, non scrivere, non ribattere. Le indignazioni sono come una fresca spremuta di incazzatura, durano al massimo 24 ore, poi abbiamo bisogno di qualcosa di più fresco e saporito per placare la nostra sete. Dopo una settimana nessuno avrà più voglia di attaccarti per non rischiare di passare per quello che arriva dopo alla festa.

Viva gli auguri di morte

 

Non importa quanto orribile sia stata la tua uscita, c’è sicuramente qualcuno che ti ha risposto in modo ancora peggiore, augurandoti morte, cancri, sacrificio dei primogeniti, sgozzamenti e stupri. Per quanto possa farti male, queste persone sono i tuoi veri alleati. Punta il dito contro di loro e trasforma un singolo commento fuori luogo nel simbolo di tutti i tuoi contestatori e poi goditi lo spettacolo degli attestati di stima e solidarietà che inizieranno a fioccare. Non vorrete mica stare a fianco di chi augura la morte, vero?

“Non si può più dire niente”

 

Il grande nemico del nostro tempo non è il surriscaldamento globale, l’impoverimento economico o il ritorno alle politiche nucleare degli anni ’80 ma il Politically Correct, il grande mostro che ci impedisce di essere liberi, di girare i bei film di una volta e obbliga le milioni di persone a guardare le cose da un punto di vista che non è il loro, ma che schifo. C’è un sacco di gente la fuori che rimpiange i bei tempi in cui poteva dire qualsiasi cosa e nessuno si offendeva, o meglio, quando si offendeva veniva isolata, messa da parte e trattata ancora peggio perché “fattela una risata”, “in fondo sono complimenti”, “a me non ha fatto niente” o “questa è la mia opinione”. Loro saranno con te e ti difenderanno, perché insomma, ormai bisogna stare attenti a tutto, ma che diamine, se dobbiamo rispettare tutti finiremo che non si potrà più parlare. Ovviamente chi rispettare e chi no lo decidono loro.

“Io dico le cose come stanno”

Il predatore naturale dei Politically Correct di cui sopra è il famigerato personaggio forte, quello che non si fa ingannare dai filtri di una società che vuole diventare complessa e stratificata per ingannarci e impedirci la placida tranquillità dei bei concetti di una volta in cui ognuno stava al suo posto. Lui non si fa ingannare dai filtri e dice le cose in faccia, come stanno, non usa sotterfugi e non cerca una dialettica da professoroni che ricordano il latinorum manzoniano o il burocratese. Lui parla come noi, pensa come noi e rappresenta i nostri interessi, per questo viene attaccato! Ecco, per uscirne vivi voi dovete incarnare quella figura e vestirne la stretta tuta di opinioni scomode come se foste un supereroe. Sapete chi altro dice le cose come stanno senza filtri? I bambini! Volete voi forse fare del male ai bambini? Ecco, vergognatevi. Ma poi insomma, la gente muore di fame, le tasse ci sbranano, siamo in recessione e voi vi preoccupate di un commento come il mio? Eh, se magari usaste questa rabbia per scendere in piazza e risolvere I PROBLEMI VERI, vivremmo in una società migliore.

Le finte scuse

 

 

Tendenzialmente, su internet non ci si scusa, mai. Se ammetti di aver sbagliato una volta potrebbe succedere di nuovo e i social sono come il traffico: hanno tutti ragione. Se proprio però sei costretto a scusarti dal tuo PR perché ha già capito come trasformarti in quello ragionevole che ammette i suoi errori allora, mi raccomando, usa la formula standard: “Mi dispiace se qualcuno si è offeso, non era mia intenzione” che vuol dire tutto e non vuol dire un cazzo anzi, di fatto non ti stai scusando, stai solo dicendo in altro modo che la gente si offende per tutto. Immagina di dare un pugno a qualcuno e poi scusarti dicendo “Mi spiace se ti ho rotto un dente col pugno, non era mia intenzione” non ha senso no? Però ti sei comunque scusato e stai tranquillo che nessuno darà mai alle parole lo stesso peso di un atto violento, siamo fatti così. Ricordati che se ti rompi il braccio ti dicono “poverino” ma se sei depresso basta una pacca sulla spalla e “dai, tirati su”.

Scritto da Lorenzo Fantoni

Giornalista esperto in tecnologia e cultura pop, vive per dimostrare quanto Godzilla, Fantozzi e Dungeon & Dragons siano importanti per la tua vita