Il 17 aprile del 1989 andò in onda per la prima volta una trasmissione destinata a diventare una delle colonne portanti della satira italiana, il programma cantore delle contraddizioni dei personaggi pubblici e narratore degli avvenimenti storici, un grande esperimento narrativo di Rai Tre, la rete “minore” di mamma Rai. Questo programma si chiamava (e per fortuna si chiama ancora) Blob, di tutto di più.

Prima di scendere nel dettaglio, un minimo di contesto: nel 1989, il direttore di Rai Tre – da poco passata in quota ai partiti di sinistra – era Angelo Guglielmi, critico letterario, giornalista, scrittore, autore televisivo e uomo dalla grande lungimiranza. La direzione del canale più giovane della Rai gli era stata affidata appena due anni prima, quando Rai Tre era stata equiparata agli altri due canali Rai, dividendo il TG regionale dal TG3 nazionale – facendo assurgere, quindi, anche il terzo canale alla dignità di una rete autonoma.

Al di là dei tecnicismi – in cui ci si infila anche l’approvazione del Decreto Berlusconi – Guglielmi riesce a far crescere gli ascolti di Rai Tre grazie a una serie di programmi di quella che verrà chiamata in seguito come tv verità. Programmi di cui ancora oggi gli over trenta ricorderanno i nomi: Quelli che il calcio, Un giorno in Pretura, Samarcanda, Chi l’ha visto e, ovviamente, Blob.

Nato da un’idea di Marco Giusti ed Enrico Ghezzi, Blob lungo questi trent’anni è andato in onda con una precisione svizzera: alle 20.00 – tranne in alcuni periodi alle 20.10 – il montaggio dei fatti del giorno prima è arrivato puntualmente nelle tv di tutta Italia. Difficile immaginare che, chiunque abbia posseduto un televisore negli ultimi trent’anni, non abbia la benché minima idea di cosa stiamo parlando.

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Cosa fa Blob? Semplice: racconta quanto accaduto, in Italia e nel mondo, attraverso un sapiente e certosino lavoro di montaggio del meglio e del peggio dei programmi televisivi del giorno prima.

 

Per nulla semplice in realtà, se pensate che un programma del genere richiede – per essere fatto al meglio – una squadra di persone formate, competenti, professionali, veloci, con un certo gusto del trash, dell’intrattenimento, buona dimestichezza dei tempi comici e, soprattutto, dotate di senso critico, di una visione laterale della realtà e di un’idea precisa di cosa voglia dire fare satira.

Perché il punto è tutto qui: per quanto il materiale di partenza possa essere scadente, trash, in alcuni casi obbrobrioso, il distillato che riesce a farne la redazione di Blob è sempre un piatto di nouvelle cuisine satirica che non risparmia niente e nessuno.

Il paragone che mi è venuto immediatamente in mente è la colatura di alici, antica ricetta derivata dal garum di origine romane: immaginate chili di alici eviscerate messe a macerare sotto sale. Immaginate di imbottigliare il liquido che trasuda da quel composto, metterlo sotto la luce diretta del sole per far evaporare l’acqua e aumentare la concentrazione. Immaginate di rimescolare la brodaglia così ottenuta con le alici ormai giunte al giusto livello di macerazione, filtrarla e rimetterla in bottiglia. Da una processo così disgustoso nasce uno dei piatti più prelibati che la tradizione culinaria campana possa offrire.

Il processo per la lavorazione della colatura di alici richiede diverse mesi. La redazione di Blob riesce a fare tutto questo (e anche di più) nel giro di sole ventiquattro ore.

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Celebrare i trent’anni di Blob significa attraversare gli ultimi tre decenni di storia italiana, tra speciali – come quelli di Capodanno, in cui viene raccontato tutto ciò che è successo nell’anno precedente – puntate dedicate a particolari avvenimenti storici come il rapimento Moro o semplicemente momenti della storia repubblicana che hanno lasciato il segno.
La fortuna, inoltre, è che tutto questo materiale è disponibile su Rai Play per chiunque abbia voglia di recuperarlo, studiarlo, spacchettarlo ulteriormente.

Qual è il valore aggiunto di Blob, in ultima analisi? Se un alieno arrivasse oggi sulla Terra e ne guardasse una puntata, non capirebbe nulla. Per comprendere il programma di Ghezzi e Giusti, è necessario essere pienamente consapevoli di quanto ci accade intorno: Blob, infatti, non ci dà una mera cronaca dei fatti, non ci fornisce informazione.

Il vero valore aggiunto di un programma come questo è aver provato a formare un paio di generazioni di utenti, dando loro accesso al senso critico della realtà, o facendole esercitare sui collegamenti inusuali tra argomenti diversi.

E scusate se è poco.

Scritto da Felice Garofalo

Legge, guarda, gioca e ascolta. Poi porta in giro la sua opinione non richiesta. È sempre alla ricerca della maglietta perfetta.