C’è una scena nel primo episodio di Barry che incapsula molto bene le due anime dello show e la sua strana commistione di generi. Barry, che è un ex-soldato tornato dal fronte e divenuto sicario interpretato da Bill Hader, raggiunge di notte in un parcheggio Cousineau, il coach di recitazione interpretato da Henry Winkler che tiene un corso per attori emergenti che Barry ha appena iniziato a seguire. Quel giorno però Barry non ha seguito il corso, perché ha dovuto uccidere una persona. Cousineau, che è infastidito dall’assenza di Barry, tratta con sufficienza Barry e quando questi gli chiede se secondo lui ha la stoffa per fare l’attore gli risponde:

“No, Barry. Torna al tuo paesino e riprendi a fare quello che sei bravo a fare. Perché per questo, per la recitazione, non hai la minima stoffa.”

Barry ci rimane visibilmente male e a quel punto parla con sincerità:

“Vuole sapere in cosa sono bravo? Sono bravo a uccidere persone.”

Cousineau ridacchia non prendendolo sul serio. Barry prosegue:

“È il mio lavoro. Quando sono tornato dall’Afganistan mi sono depresso. Non uscivo di casa, avevo perso il mio ruolo nel mondo. Poi Fuches, che è una specie di zio per me, mi ha dato un suggerimento. Sono diventato un sicario. E sono molto bravo a farlo.”

Alla fine della confessione di Barry, Cousineau, visibilmente colpito, gli chiede:

“Da cosa è tratto?”

Qua trovate il video in caso vogliate vederlo, e ve lo consiglio anche se è in inglese e voi non lo parlate, perché l’interpretazione di Bill Hader di Barry è quello che fa funzionare davvero la serie.

La comicità di Barry nasce in larga parte da questa situazione da pesce fuor d’acqua: un sicario che non sa più cosa fare della propria vita infilatosi senza volere in un corso di recitazione, dove sente di aver trovato la sua vocazione che potrebbe portalo a rifarsi una vita.

La premessa funzionerebbe alla grande in una commedia slapstick fatta tutta di gag fisiche, scambi di persona ed equivoci a ritmo forsennato, però Bill Hader e Alec Berg, i creatori della serie, hanno deciso di raccontarla con uno stile molto serio, come dicono gli americani “deadpan”. In questo modo non solo le parti comiche arrivano molto spesso all’improvviso durante scene che sembrerebbero del tutto perfette per un trhiller molto teso, ma si fondono molto bene con le sequenze più drammatiche e tragiche della vicenda.

Perché in Barry si ride parecchio, si sorride in maniera nera moltissimo ma lungo tutta la serie non si perde mai di vista un punto fondamentale: Barry è un uomo profondamente danneggiato che non è in grado di rapportarsi in maniera sana con le persone, deve mantenere sempre il segreto sulla sua doppia vita ed è dotato di una determinazione e freddezza impressionanti quando deve decidere se uccidere per salvarsi la vita.

Freddezza che si dissipa invece quando tenta di rapportarsi con i colleghi di teatro e il suo coach, o ancora peggio quando deve salire sul palco e andare a pescare nelle sue emozioni, in larga parte rimosse per poter fare il soldato prima e il sicario dopo. Ma è proprio questo processo che spalanca porte, che vorrebbe sia tenere serrate che aprire, a renderlo un personaggio molto sfaccettato e a suo modo tragico, una vittima della guerra per cui si può comprendere la caduta ma difficilmente condonarne le scelte, dati i crimini di cui si macchia nella serie.

Bill Hader regge in larga parte l’intera serie sulle sue spalle, trovando modo di dare credibilità ai momenti drammatici, sorreggere la comicità interpretando un ottimo straight man invece che il buffone per cui è noto dai tempi di SNL e dandogli sprazzi di umanità e fragilità nei momenti in cui immagina una vita nuova, lontano dalla violenza e quasi banale nel suo essere domestica. Brevi visioni quasi allucinatorie, queste, che sono inserite molto bene lungo gli episodi che danno sia spessore al personaggio ma rendendo anche più fragile e sfumata la realtà di quanto stiamo vedendo noi spettatori e di quanto sta cercando di creare per se stesso Barry.

Hader e Berg dicono di aver avuto qualche problema nel riuscire a spiegare con facilità ai produttori il contenuto della loro serie, continuando a venderla come una black comedy molto divertente. Dopo averla vista non si fa fatica a capire le perplessità dei produttori, dopotutto gli omicidi a cui si assiste sono tutt’altro che divertenti, così come le scene di tortura e di violenza: mai raccontate con leggerezza riescono a strappare una risata in un paio di occasioni per l’assurdità dei personaggi coinvolti e non per le azioni che perpetrano.

La prima stagione è composta da 8 episodi, una lunghezza che ben si presta a un high concept del genere che ha un protagonista che non pare possa avere un ampio ventaglio di sviluppi possibili. La seconda stagione esce in questi giorni e la curiosità di vedere in che modo Barry, e Hader e Berg con lui, possa sostenere un altro arco narrativo è altissima.

Scritto da Davide Costa

Scrivo fumetti e altre cose fiche per Walt Disney, Sergio Bonelli e altre case editrici fiche. Ho una newsletter in cui parlo del mio lavoro, Appunti dal tavolino di un bar, a cui potete iscrivervi qua: http://tinyletter.com/DavideCosta